La prima volta che ho sentito parlare di Poetry Slam fu nel 1996, a New York, da Augusto De Campos, un meraviglioso poeta brasiliano di cui vi ho già raccontato.

Me ne raccontò con entusiasmo, ma io non riuscivo a capire: cosa ci trovava un poeta coltissimo e raffinato come Augusto, uno dei padri delle Neo-Avanguardie internazionali, in una roba che era una gara di poesia dove si vincevano dei soldi leggendo ad alta voce le proprie poesie davanti a un pubblico urlante, entusiasta, minaccioso come quello di una partita di baseball?

Che c’entrava quella roba con le sue traduzioni dantesche, il suo amore per Hopkins, Gongora, Cavalcanti, Joyce? Con le sue sperimentazioni multimediali, condivise con Caetano e con molti dei migliori artisti mondiali?

Poi Augusto partì e a me, rimasto solo a New York, tornò in mente il Poetry Slam e quel locale di cui mi aveva parlato lui: il Nuyorican Poets Café.

Ci andai: è così che ho scoperto il Poetry Slam, la sua miscela entusiasmante di poesia ed energia, di voce e di parole, di poeti e di pubblico, ed ho scoperto anche che tutto quello aveva molto a che fare con tutto ciò che si sperimentava in poesia, con Augusto e con la storia delle più avanzate sperimentazioni, ho scoperto, cioè, che il Poetry slam è poesia a tutto tondo e a pieno titolo.

Ed è stato insieme un colpo di fulmine e una ‘lunga fedeltà’.

Marc Kelly SmithMarc Kelly Smith, il poeta americano che ha inventato il Poetry Slam, Slampapi come gli piace essere chiamato, lo conobbi solo anni dopo, quando lo invitai come ospite d’onore al primo slam internazionale che mai si fosse tenuto al mondo – nel 2002 a Roma, durante il Festival ‘romapoesia’.Da allora Marc è venuto in Italia solo un’altra volta, durante il festival Absolute Poetry, a Monfalcone, nel 2010.

Torna il prossimo 3 maggio a Monza (in un tour che toccherà anche Roma, Varese, Torino, Treviglio) su invito della Lega Italiana Poetry Slam e di Poesia Presente, in occasione della finale del Primo Campionato italiano di Poetry Slam. Un’occasione da non perdere e non solo perché questo è il primo festival italiano interamente dedicato al Poetry Slam, né perché sono le finali del primo campionato nazionale organizzato dalla Lega, ma anche per incontrare uno splendido poeta, capace di memorabili performance sul palco, ben cosciente della posta ‘formale’ che è in ballo in ogni Slam.

Quando lo intervistai per un mensile, qualche anno fa, Marc dichiarò con lucidità: “I poeti Slam e tutti coloro che si sono aperti alla loro influenza saranno il domani della poesia, e così tutti quei poeti che non credono che sia una buona cosa trascurare la loro capacità di performare i testi. Questo non significa che tutti i testi degli Slam siano buoni. Molte cose presentate durante gli Slam hanno testi mediocri. Ma la stessa cosa potrebbe dirsi per le poesie pubblicate su carta. Comunque sia, io credo che la capacità di unire lavoro sul testo e performatività sia una forma d’arte superiore. Ci sono più scelte, più tecniche, più possibilità… in breve più arte e abilità sono richieste per creare una grande performance di poesia di quanto non occorra per comporre il migliore tra i poemi a stampa. La Performance Poetry (quando raggiunge il suo massimo) è una forma d’arte molto più complessa e piena di possibilità di un poema meramente stampato su carta”.

Perché lo Slam è molto più di una gara: è un continuo esperimento sulle capacità del poeta, della sua voce, del suo corpo di ‘fare’ poesia e di comunicarla, così com’è per il suo pubblico esercizio continuo a fruire di forme sempre nuove, cangianti, impreviste, eppure radicate nelle radici stesse della poesia, che sono orali e non scritte.

Come direbbe Marc: “Nello Slam il punto non sono i punti, il punto è la poesia”.

E lo Slam è così, o semplicemente non è: senza questa scommessa formale, questa capacità di mettere in gioco regole, abitudini, luoghi comuni della poesia esso è solo un’estemporanea di mediocri versificatori.

Marc ce lo ricorderà a Monza: agli slammer italiani il compito di dimostrare di essere all’altezza di una scommessa così impegnativa, che porterà il migliore tra loro ad essere il primo poeta italiano a gareggiare in un campionato europeo, a Stoccolma.

Ma per adesso, arrivederci a Monza!

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