Ci fosse  in Italia uno come Frank Zappa, con la sua stessa dose di sensibilità e follia, probabilmente una band come i bresciani Mugshots avrebbe maggior fortuna e considerazione. Già, perché, così come Alice Cooper – a cui i nostri si ispirano –  prima d’incontrare il benevolo responso di FZ veniva considerato come uno dei componenti della “peggior rock band del mondo”, anche sui Mugshots  ci sarebbe una opinione diversa dall’esser visti come “un incrocio tra i Damned e le colonne sonore dei film di Eddie Murphy!”. Il loro “problema”, come racconta il frontman della band Mickey E. Vil “si può evincere dalla nostra rassegna stampa: non rientriamo in nessuna categoria o genere prestabiliti. Una strepitosa recensione che vorrebbe stroncarci ci descrive addirittura come un mix tra i Cramps ed Emerson, Lake & Palmer!”. Il loro genere è il Dark Rock, ma inizialmente doveva trattarsi di un progetto Garage Punk, perdipiù con voce femminile. Poi ha prevalso l’idea di coniugare gli europei Stranglers, fra i primi a mettersi in luce nella scena punk che andava formandosi a Londra, con l’americano Alice Cooper: “Col tempo – afferma il cantante – abbiamo accolto una moltitudine di influenze provenienti dagli ambiti più disparati: il Punk, la New Wave, il Progressive Rock”. La somma delle parti, diverse tra loro, hanno portato a un’unità omogenea e originale, un mostro à la Frankenstein pronto a far sentire la sua voce. Oggi i Mugshots possono vantarsi di essere la prima band europea a esser prodotta dal braccio destro di Alice Cooper, Dick Wagner, e il loro nuovo disco Love, Lust and Revenge è distribuito in tutto il mondo dalla prestigiosa label Black Widow Records. Inoltre stasera i Mugshots faranno da gruppo spalla agli inglesi Stranglers, che stanno portando in giro il Ruby Tour. Suoneranno al Vox di Nonantola (Modena) mentre domani saranno al New Age di Roncade (Treviso).

Mickey, come nascono i Mugshots e come mai avete deciso di chiamarvi così?
L’idea di formare questa band mi venne nella primavera del 2001 durante un mio soggiorno a New York: volevo coniugare l’energia degli Stranglers con la teatralità di Alice Cooper. A NYC comprai vari libri dedicati ai serial killer, che allora erano figure estranee alle morbose attenzioni delle massaie e degli impiegati italioti. Guardando una foto segnaletica (Mug Shot) di John W. Gacy, il clown assassino dell’Illinois, ebbi l’illuminazione per il nome della band che stava nascendo.

Siete la prima band europea a esser prodotta dal braccio destro di Alice Cooper, Dick Wagner. Mi racconti come è avvenuto il vostro incontro e come siete arrivati a farvi produrre?
Dick Wagner è un idolo della mia adolescenza, in quanto chitarrista compositore dei capolavori di Alice Cooper. La sua musica è stata interpretata da Frank Sinatra, Etta James, Tori Amos e tanti altri grandi musicisti. Inizialmente lo cercai su Facebook senza ottenere risposta: più tardi venni a sapere che era stato ricoverato per un’emorragia cerebrale. Una volta dimesso, cominciammo a chiacchierare online e gli mandai la nostra musica: con mia grande gioia Dick si appassionò ai Mugshots e decise di produrci. Due settimane in Italia e una in Arizona in sua compagnia: uno dei periodi più incredibili della mia vita! Abbiamo anche incontrato Alice Cooper e gli abbiamo parlato dei nostri progetti con Dick Wagner.

Vi esibite anche oltreconfine: quali sono le principali differenze che hai notato rispetto al nostro paese?
Parlo di Austria e Svizzera, dove ci siamo esibiti: pagamenti onesti, albergo o appartamento, mangiare e bere, un pubblico appassionato anche se formato da qualche decina di persone. L’ultima volta in Svizzera, mentre il gestore del locale mi pagava si prodigava in mille scuse per la “poca” gente. Poi torniamo in Italia e a fronte di un (raro) folto pubblico, il gestore di un locale ha il coraggio di dire: “Eh, ma non hanno consumato, non è andata bene la serata!”… Naturalmente ci sono anche realtà encomiabili in Italia, che però spesso pagano care la loro passione e la loro onestà intellettuale.

Con molti giovani musicisti spesso il discorso ricade sul fatto che non ci sono spazi adeguati. E voi avete difficoltà nel reperire concerti?
Spazi ce ne sono: la nostra città, Brescia, è salita agli onori della cronaca nazionale Hard Rock & Heavy Metal grazie al Circolo Colony che propone date di rilievo internazionale. Però il pubblico deve premiare realtà del genere, non latitare in favore di locali che propongono mesti tributi ante-mortem a band ancora vive e vegete! Difficoltà a recuperare concerti? Immense! ‘Cantate in inglese e fate roba vostra? Mmm, magari risentiamoci più avanti!’ è la risposta più comune che riceviamo in Italia. Capisco che i gestori dei locali vogliano andare sul sicuro, ma non devono puntare tutto sulle band per far andare avanti il loro posto: la musica, da che mondo è mondo, è un qualcosa “in più” che si offre a chi frequenta il tal locale! Il fare le cover apprezzate dal popolo non deve diventare la chiave di volta di ogni posto dotato di un palco nel nostro paese!

Prossimi progetti?
Prima di tutto faremo da spalla al gruppo senza il quale i Mugshots non esisterebbero: gli inglesi Stranglers, che stanno portando in giro il Ruby Tour: 40 anni sulle scene! Poi cominceremo a pensare al nuovo disco che sarà una monumentale e concettuale opera che integrerà elementi tipici delle colonne sonore, del Progressive, del Punk, della New Wave… Come sostiene la nostra label, dobbiamo riuscire a fondere il meglio degli Stranglers con il meglio dei Blue Öyster Cult.

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