Lavoro, ministro Poletti: “I veri precari sono le partite iva fasulle”
In Italia ”i precari veri sono le partite iva fasulle che non hanno alcuna tutela “. Lo ha detto il ministro del lavoro Giuliano Poletti, parlando a margine dell’assemblea congressuale delle cooperative di produzione e lavoro. Oltre alle partite iva, secondo Poletti, a incidere sulla precarietà sono “le co.co.co che spesso vengono tirate oltre il legittimo: se c’è una aspirazione, io preferisco avere mille partite iva storte in meno e mille contratti a termine in più”.
Il ministro ha poi aggiunto che “questo Paese dovrà smettere, un giorno, con le finzioni e di far finta di non vedere le cose: questo governo ha chiaramente intenzione di non fare finta”. A chi gli chiedeva delle difficoltà che i giovani, in particolare, con contratti a termine possono incontrare nella richiesta di mutui, Poletti ha replicato: “Stiamo cercando di immaginare meccanismi in cui il pubblico, attraverso i propri strumenti, funga da garante così che una banca possa finanziare anche in situazioni di questo tipo”.
“Siamo dentro a delle dinamiche di cambiamento – ha proseguito il titolare del Lavoro – se non accetteremo questa idea e non costruiamo gli strumenti per collegare ciò che era con quello che sarà, un pezzo rimane fermo e un pezzo va avanti”. Questo – ha concluso – è una cosa che dobbiamo evitare tutti insieme”. Se non si accetterà ”l’idea” di essere all’interno di “dinamiche di cambiamento, l’Italia si sbraga”.
Poi Poletti si è soffermato sul Job Act. ”A me pare un processo di stabilizzazione non di destabilizzazione: lo dicono i numeri, non è una mia idea, quindi faremo una verifica guardando ciò che accade concretamente”. Questa la risposta del ministro a chi gli l’ipotesi dei contratti a termine contenuti nella riforma. “Non faccio le gare a chi scrive la legge esteticamente più bella o più garantista – ha concluso – guardo ai lavoratori”.
A giudizio di Poletti, ancora,“negli ultimi tre mesi del 2013 sugli avviamenti i contratti a termine erano il 68% quindi io rispondo dal 68% in su. Questo 68% – ha concluso – è figlio di una norma che aveva palesemente la finalità di stabilizzazione ma, nei fatti, produceva il contrario”. Nei giorni scorsi l’ex numero uno dell Coop si è dimostrato fiducioso sui miglioramenti che il Job Act può introdurre nel mondo del lavoro, dichiarando: “In dieci mesi si vedranno i risultati”.