Sul trasporto della cocaina dal Venezuela indagherà la Procura di Civitavecchia, ma è dall’inchiesta madre, quella della Dda di Napoli, che potrebbero arrivare presto novità importanti su Federica Gagliardi, i suoi contatti, le sua attività.

I magistrati laziali e campani hanno concordato la linea da seguire nelle prossime settimane, che ovviamente potrà variare a seconda degli avvenimenti. Molto dipenderà, in particolare, dalle decisioni che prenderà la stessa Gagliardi, la “dama bianca” arrivata a Toronto assieme a Silvio Berlusconi in occasione del G8 del 2010 e compagna di viaggio del Cavaliere anche in altre occasioni.

La legge infatti consente ai corrieri della droga di ottenere sconti di pena nel caso in cui collaborino con gli inquirenti, facendo i nomi di chi ha fornito loro il carico e di chi doveva riceverlo. Per il traffico internazionale di stupefacenti, infatti, le pene sono durissime e Gagliardi rischia di trascorrere in carcere molti anni: “Sono stata stupida a fidarmi”.  Al momento la “dama bianca” non ha ancora affrontato la questione con il suo difensore di fiducia, avvocato Nicola Capozzoli: il penalista l’ha incontrata brevemente ieri nel carcere di Civitavecchia, ma non è entrato nel merito della vicenda anche perché la giovane donna era in condizioni psicologiche difficili. Per questo motivo e per il poco tempo che l’avvocato ha avuto a disposizione per approfondire il caso, Federica Gagliardi si è avvalsa della facoltà di non rispondere al giudice. Incontrerà nuovamente il suo legale martedì mattina e in quell’occasione, forse, i due potrebbero cominciare a concordare la strategia difensiva.

A Napoli, intanto, gli inquirenti mantengono un riserbo totale sull’inchiesta che ha portato al suo arresto. Si tratta di un procedimento avviato dal pm Pierpaolo Filippelli della Dda, che indaga sui clan attivi nella zona vesuviana, in particolare a Ercolano, Castellammare di Stabia, Torre Annunziata e Boscoreale. La Gagliardi, non si sa se consapevolmente o meno, avrebbe dunque importato dal Venezuela 24 chili di cocaina che una cosca avrebbe poi provveduto a rivendere. Non è escluso che l’incarico le sia stato affidato da un intermediario o broker, che potrebbe già essere stato identificato.

Più difficile, al momento, ricostruire lo stratagemma al quale la donna sarebbe ricorsa per fare uscire lo stupefacente dall’aeroporto di Fiumicino, nel quale i controlli sono continui e accurati. È possibile che zainetto e trolley sarebbero passati subito dopo lo sbarco nelle mani di un insospettabile, forse addirittura una persona che lavora nell’aeroporto.

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