Beatrice Borromeo continua la sua inchiesta. La giornalista viaggia tra fanciulle assatanate e ragazzini in preda al panico. Leggendo la sua seconda puntata d’intervista (e non di inchiesta, come vedremo tra poco) mi chiedevo se a Milano esista il Sex-Bronx. Se poi fa queste inchieste nel bel mezzo della Milano bene, dove ci sono case e stanze e alcool, forse, a profusione, sarebbe bene dircelo, perché a occhio mi pare che quella che descrive non sia poi una situazione generalizzabile. A ogni modo una domanda resta sospesa: come si può ricavare da un paio di testimonianze un’inchiesta che parla di sessualità adolescenziale? E questo è un punto che varrebbe la pena approfondire, perché se da due racconti anonimi traiamo una versione della storia che parla della sessualità di tutti gli adolescenti, io temo che il paragone con certi programmi tv trash che fanno sensazionalismo, sia obbligato.

L’ultima volta c’era una baby sverginata (e una sua amica che ne raccontava le vicissitudini sessuali) sulla quale è stato utile rifinire un po’ di pruderie, ora abbiamo nientemeno che un quindicenne, che sembra quasi un prete (viene definito come “liceale non tipico” quindi ci si chiede perché lo si intervisti e chi rappresenti), sconvolto per via delle attitudini della sua ex e, ovviamente, propenso a definirla come l’ultimissima delle gran zoccole.

La morale che se ne ricava è quella di un fanciullo che dice cose molto originali, del tipo:

– Se sei uno amorevole e sentimentale non te la danno. E allora prendi una donna, trattala male, eccetera, e qui Marco Ferradini gli fa un baffo.

– Sono ragazze perdute che fanno sesso senza sentimento. Prossima volta, care adolescenti, armatevi di cuoricini in figa perché altrimenti vi si proibisce il sesso.

– Val bene proiettare le proprie insicurezze sulla fanciulla di fronte alla quale non bisogna far cilecca, pena lo sfottò.

– La danno via per niente, e invece guarda me che sono l’essere più poetico della terra e non acchiappo un tubo.

– La danno ai più grandi e a noi piccoli non ci considerano.

Nel frattempo, come se non bastasse la proporzione di zoccolitudine indicata nel precedente articolo, alle ragazze si dedicano un tot di aggettivi e concetti chiave che le caratterizzerebbero: aggressive; traditrici; prive di autocontrollo; eccessive; fonti d’ansia perché maligne osservatrici; e poi, dulcis in fundo, perdinci, nemmeno amano i fiori, visto che per la festa della donna, la mimosa non la vogliono.

Il quindicenne somiglia a Johnny Depp e dunque può permettersi il lusso di vedersi recensite questo po’ po’ di sciocchezze che fanno certo parte del suo vissuto, forse, ma contengono in sé una serie di giudizi morali che neanche mia nonna, se fosse viva, oserebbe tanto.

Le “corna” sono accessorio d’appartenenza patriarcale che è grave se viene ancora citato a Milano da uno che, avrà pure la faccia di Johnny Depp ma, sta raccontando le stesse cose che direbbe anche l’attore Amedeo Nazzari. Quell’inquietante “loro ci osservano”, come se le ragazze fossero dotate di telecamere nascoste per verificare lunghezze di peni e capacità machiste, è un po’ da terrore della Grande Sorella. Il fatto che una ragazzina debba anche assolvere al ruolo di cura nei confronti di un quindicenne che teme di fare magra figura mi sembra veramente troppo. D’altronde lui si aspetta una che accetti le mimose e dice perciò di guardare con più simpatia le insegnanti e tutto torna. La ricerca della Grande Madre incombe.

Il dramma è che queste vicissitudini, che beninteso trovo anche parecchio comprensibili, si raccontano con gli occhi di una donna adulta che su di esse cala come un macigno uno sguardo moralista e lascia evidentemente emergere aspetti che rimanderebbero a un degrado, una perdita di valori morali, nettamente riferiti al femminile. Sono ‘mbriache, indemoniate, zoccolissime, e ora abbiamo scoperto perfino che fanno le orge. A dirle che anche le ragazze hanno diritto al cunnilingus temo accadrebbe il finimondo.

Sono ragazze perdute, non c’è che dire, e accanto avrebbero una generazione di ragazzini che restano vergini fino al Grande Amore. Quello che mi viene in mente è che capisco le ragazze che stanno con i più grandi perché l’adolescenza è anche un po’ questo: è sperimentare, e per quanto ne so, solitamente, senza voler tirare fuori altri stereotipi, le ragazze non stanno lì a terrorizzare, con tette e vagine al vento, bimbetti cui è caduto in letargo il pene la prima volta che si sono masturbati senza sentimento.

C’è una varietà infinita di soggetti cui dare la parola, ma dare loro la parola significa non ripassare le loro narrazioni, ingenue, forse perfino esagerate o anche no, non lo so, condite di visioni adulte che lasciano intravedere un minimo di pregiudizi. Il mondo degli adolescenti, io lo so, è fatto di ingenuità, disagi, di mille complessi e problemi e c’è sicuramente il ragazzino che ha il terrore di affrontare il sesso temendo di fallire, dove il fallire, però, è dato anche da una cultura secolare che narra di lunghezze e grandezze peni, di attitudini machiste e di una buona dose di grandi balle che i ragazzi si raccontano l’un l’altro.

Quando un ragazzo si racconta all’altro spesso si ricava infatti l’idea che sia stato protagonista di scene che manco Rocco Siffredi. Capita che c’è una che gli ha mollato un bacio, ma quello che l’ha ricevuto racconta a scuola che lei è una gran zoccola e che gli ha fatto cose che neanche sa pronunciare. Ovvero, è anche possibile, e non mi scandalizza, il fatto che esistano ragazze spregiudicate, forse insensibili, anche un po’ bulle, che in ogni caso a buon diritto cercano, indagano, il piacere, l’erotismo, cose sporche che a chi parla di amore sentimentale suonano paurose e incomprensibili. Ma è evidente che quel che esce fuori da queste inchieste è un mondo diviso con l’accetta. Di là ci stanno i bimbi preti e qua gli orgiastici indiavolati. Di là ci stanno le gran zoccole e di qua le santissime fanciulle.

Ricordando bambini di otto anni che dalle mie parti non risparmiano di toccarti il culo, ancora, tuttavia, penso sfugga la complessità. Non smetterò perciò mai di dirlo: serve educazione a una sessualità consapevole e consensuale e poi serve che si racconti a ragazzi e ragazze che il sesso è bello quando piace e che la contraccezione li preserva da malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate.

Vi posso dire, infine, quello che mi viene in mente? E’ meglio di una fiction. Voglio sapere come va a finire. E dunque: il Johnny Depp quindicenne, tanto per dire, se la sua ex torna la smette di raccontare balle per sputtanarla con il mondo o poi si scopre che a lui piacciono le orge e lo troviamo in una dark room, guarnita di mimose, che indaga sull’amor sentimentale con l’insegnante trasgressiva più materna e bona?

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