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Piemonte, fiaccolata in difesa di Cota. Lui: “Cercano il golpe ma ci ribelleremo”

La protesta è stata organizzata dalla Lega Nord davanti alla sede della Regione a Torino. Il presidente: "Siamo qui per difendere il sistema. Inaccettabile la sentenza del Tar che ha annullato le elezioni regionali del 2010". Presenti circa un centinaio di persone, bruciata bandiera Pd
Piemonte, fiaccolata in difesa di Cota. Lui: “Cercano il golpe ma ci ribelleremo”
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“E’ una manifestazione in difesa della democrazia”. Perché secondo Roberto Cota “si cerca il golpe perfetto, ma ci ribelleremo”. Ad un giorno dal terremoto politico che ha decretato l’annullamento delle elezioni in Piemonte, il governatore si presenta alla fiaccolata organizzata davanti alla sede della Regione. La protesta è stata organizzata dalla Lega Nord dopo la sentenza del Tar che ha annullato le elezioni regionali del 2010. Poco più di un centinaio le persone radunate. “Non faccio questa battaglia per me ma per la difesa della democrazia perché quanto è successo ieri è incomprensibile e inaccettabile in un sistema democratico. Vuol dire che non c’è più certezza di nulla“. 

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Poi Cota attacca la sinistra, prendendo di mira il suo possibile avversario alle prossime elezioni e il suo maggiore sponsor: “Non siamo amici dei banchieri come Renzi e Chiamparino“. “Noi non abbiamo mafie e mafiette – ha aggiunto Cota – la sinistra si riempie la bocca nei salotti, con la cultura, ma poi siamo noi a stanziare i soldi per le borse di studio. E’ una cosa schifosa e vigliacca quella che vogliono farci, è un golpe, e noi faremo di tutto per fermarlo e per difendere i nostri diritti. O riusciremo a liberarci da Roma o non andremo da nessuna parte”.

Così anche il leader del Carroccio Matteo Salvini, arrivato alla manifestazione: “Solo in Italia e in Corea del Nord, dopo quattro anni il libero voto dei cittadini viene ribaltato, ma non ci rassegniamo. Le colpe della sinistra non esistono quando fa qualcosa la Lega anche se è regolare viene massacrata”. Dal palco il nuovo segretario è duro contro la decisione del Tar: “Il problema è che a volte in Italia la gente non conta un cazzo. Ieri sera a letto ero preoccupato, non da segretario della Lega nord, ma perché questo paese è pericoloso” e “neanche il voto conta più nulla”. Poi i due politici si sono messi a saltare, insieme al governatore del Veneto Luca Zaia e alle trecento persone circa che partecipano alla marcia. “Chi non salta comunista è”, lo slogan. Tra gli altri cori, “Cota è presidente lo vuole la gente“, e ancora “vergogna, magistratura politicizzata” e “magistrati a lavorare”.

I leghisti difendono compatti il Presidente. “Siamo qui a difendere il presidente Cota che arriverà fino alla fine del mandato”, ha commentato Zaia, “i cittadini hanno scelto un loro candidato che è diventato presidente tre anni e mezzo fa e questo presidente ora viene messo in discussione non perché ci siano stati brogli elettorali o perché le elezioni non si siano svolte nel rispetto delle regole della democrazia, ma per fatti burocratici pre elettorali. Questo non funziona soprattutto con ritardi così evidenti che fanno rabbrividire”. Durante il corteo, una bandiera del Partito democratico è stata bruciata in piazza Castello.

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