“Nei seminari si accettino peccatori ma non corrotti”. E’ il duro monito che Papa Francesco ha rivolto ai 120 superiori generali del mondo in un lungo colloquio durato tre ore, svoltosi più di un mese fa, e pubblicato oggi in esclusiva su La Civiltà Cattolica. “Se un giovane che è stato invitato a uscire da un istituto religioso – ha spiegato Bergoglio – a causa di problemi di formazione e per motivi seri, viene poi accettato in un seminario, questo è un altro grosso problema. Non sto parlando di persone che si riconoscono peccatori: tutti siamo peccatori, ma non tutti siamo corrotti”. E qui Papa Francesco si è subito ricollegato alla piaga della pedofilia ecclesiale, sottolineando il grande lavoro per contrastarla compiuto da Benedetto XVI: “Ci deve servire da esempio per avere il coraggio di assumere la formazione personale come sfida seria avendo in mente sempre il popolo di Dio”.

Sempre sul tema della formazione delle vocazioni religiose Bergoglio ha messo il dito nella piaga in quella che ha definito la “tratta delle novizie“. Bergoglio, infatti, ha ricordato che già nel 1994 nel contesto del Sinodo sulla vita consacrata i vescovi filippini denunciarono la “tratta delle novizie”, cioè il massiccio arrivo di congregazioni straniere che aprivano case nell’arcipelago allo scopo di reclutare vocazioni da trapiantare in Europa. “Bisogna – ha affermato il Papa – tenere gli occhi aperti su queste situazioni”. Parole altrettanto dure sul lavoro nei seminari: “La formazione è un’opera artigianale, non poliziesca. Dobbiamo formare il cuore. Altrimenti formiamo piccoli mostri. E poi questi piccoli mostri formano il popolo di Dio. Questo mi fa venire davvero la pelle d’oca”.

E in un altro passaggio Bergoglio ha sottolineato che “il formatore deve pensare che la persona in formazione sarà chiamata a curare il popolo di Dio. Bisogna sempre pensare nel popolo di Dio, dentro di esso. Pensiamo a quei religiosi che hanno il cuore acido come l’aceto: non sono fatti per il popolo. Insomma: non dobbiamo formare amministratori, gestori, ma padri, fratelli, compagni di cammino”. Nel lungo dialogo di Papa Francesco con i superiori religiosi è tornato più volte il tema delle “periferie esistenziali” tanto caro a Bergoglio, con l’invito del Pontefice latinoamericano a “uscire fuori dalle sagrestie” evitando “il rischio di essere astratti ideologi o fondamentalisti” e fuggendo il pericolo del “clericalismo“. “I conflitti comunitari – ha spiegato il Papa – sono inevitabili: in un certo senso devono esistere, se la comunità vive davvero rapporti sinceri e leali. Questa è la vita. Pensare a una comunità senza fratelli che vivono in difficoltà non ha senso, e non fa bene. Se in una comunità non si soffrono conflitti, vuol dire che manca qualcosa. La realtà dice che in tutte le famiglie e in tutti i gruppi umani c’è il conflitto. E il conflitto – ha concluso Francesco – va assunto: non deve essere ignorato. Se coperto, esso crea una pressione e poi esplode. Una vita senza conflitti non è vita”.

Twitter: @FrancescoGrana

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