Non c’è pace per le vittime della strage ferroviaria di Viareggio. Alla vigilia del processo, al via il 13 novembre, Daniela Rombi, la mamma di Emanuela Menichetti, morta a 21 anni, il 98 per cento del corpo ustionato, è stata querelata dal governatore della Misericordia viareggina Roberto Monciatti. La sua colpa? Aver detto alle telecamere di Report di non sapere né quanti siano, né dove si trovino i soldi che la confraternita dedicata al volontariato ha raccolto di sua iniziativa sul proprio conto corrente con la causale “pro disastro Viareggio”. Un’iniziativa durata per più di due anni, dai giorni a ridosso della strage, avvenuta il 29 giugno 2009, fino alla fine di settembre 2011. 

L’intervista del giornalista Giuliano Marrucci è andata in onda lunedì sera. Da allora Monciatti, oltre a ignorare le domande sulla somma raccolta con la generosità dei cittadini, ha pure querelato la Rombi, che, come presidente dell’associazione Il Mondo che Vorrei, rappresenta i parenti delle 32 vittime del treno carico di gpl che deragliò nella notte, bruciando strade, case, bambini.

“L’ho saputo dai giornali di essere stata querelata – racconta la donna -. A noi non interessano i soldi: abbiamo rinunciato a delle cifre esorbitanti dalle assicurazioni per entrare nel processo. Noi chiediamo conto per correttezza, per trasparenza, per chi ha donato un euro a quei conti, chiediamo che sia reso pubblico il quanto e a chi – dichiara Daniela -. La Guardia di Finanza mi ha chiamato nel 2011 ma non ho più saputo nulla. Mi chiesero perché erano stati dati quei soldi a Monciatti”, racconta. “Quei soldi” sono il milione di euro che la Gatx Rail Europe, l’azienda tedesca proprietaria dei carri cisterna deragliati, aveva inviato per solidarietà all’Iban della Misericordia di Viareggio. “Il milione è stato dato, non si sa perché, a Monciatti. Lui l’ha effettivamente distribuito dietro indicazione dell’amministrazione comunale, che ha indicato quanti soldi dare e a chi. E’ stato rendicontato. Ma è un’altra cosa, non c’entra con la raccolta che Monciatti ha pubblicizzato sul conto corrente della Misericordia”, spiega Rombi.

La raccolta che è andata avanti per oltre due anni, pubblicizzata durante i notiziari di Reteversilia, la tv locale di proprietà della Misericordia. Fino a quando l’associazione Il Mondo che Vorrei non ha chiesto espressamente alla Misericordia di chiuderla. Era il 20 settembre 2011 e nella lettera, firmata dalla stessa Rombi, si leggeva: “Questo perché ormai, ad oltre due anni dal tragico evento, riteniamo che sia superata la necessità”. Nella stessa lettera si chiedeva di fare chiarezza sulle somme ricevute e sulla loro destinazione. La Misericordia ignorò la richiesta e fu costretta a chiudere la raccolta solo dopo che la lettera fu pubblicata sui giornali locali.

“Ma io non posso perder tempo, mi devo dedicare al processo che inizia mercoledì e che è ben altra cosa da Monciatti. Soltanto devo prender nota che anche a Viareggio, che dovrebbe non dico coccolarci, ma essere un tutt’uno con noi, abbiamo delle persone così”, conclude Rombi.

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