Cultura

A teatro la storia (a lieto fine) di Farid, in fuga per scappare da guerra e miseria

Un musical per raccontare le avventure di un bambino dell'Afghanistan che, a differenza di tanti, ce l’ha fatta. Lo spettacolo - all’Out Off di Milano fino al 26 ottobre - è sorprendente per la grazia e la passione infusa dai suoi interpreti. Una compagnia di attori e cantanti giovanissimi, molti dei quali provenienti dal coro di voci bianche della Scala, ripercorrono le tappe della sua vita: dalla schiavitù alla libertà in Gran Bretagna

di Valeria Gandus

Sembra scritta oggi, dopo i terribili naufragi di Lampedusa e Malta, la storia di Farid. Un bambino come migliaia di altri che da anni affrontano viaggi lunghi e pericolosi, solcano mari in burrasca su barche colabrodo, finiscono in centri che di “accoglienza” hanno solo il nome.

La storia di un bambino che, a differenza di tante innocenti vittime fuggite da guerra e fame, ce l’ha fatta. E che una sera, in una pizzeria londinese dove lavorava come cameriere, l’ha raccontata a due clienti un po’ speciali: Anna Zapparoli e Mario Borciani, autori e registi di musical “da camera” che l’hanno fatta propria e la portano in teatro con la Dual Band, una compagnia di attori e cantanti giovanissimi, molti dei quali provenienti dal coro di voci bianche della Scala.

Lo spettacolo – all’Out Off di Milano fino al 26 ottobre – è sorprendente per la grazia e la passione infusa dai suoi interpreti. Aiutati da una scenografia essenziale ma perfetta (un grande piano inclinato che si apre con sportelli e finestre diventando di volta in volta scuola, cantina, montagna, barca) gli attori, di cui tre bambini, vestono via via i panni di vittime e aguzzini, recitando e cantando su musica dal vivo (tastiere ed effetti audio molto efficaci).  

Sulla scena, i due figli della coppia (Benedetta e Beniamino Borciani) insieme con Camilla Capolla, Pietro Masotti e Lucrezia Piazzolla, più i bimbi Giovanni Fiorini, Benedetta Giammusso e Francesco Pellarin, partono dall’irruzione dei talebani a Mazar i Sharif la città afgana dove Farid è nato e ha vissuto per i primi anni della sua vita, e dall’eccidio (in sei giorni furono uccise più di seimila persone) al quale il bambino scampò fortunosamente. Il prezzo pagato per la sua sopravvivenza (dei genitori non seppe più nulla) fu il lavoro in schiavitù, per quattro anni, come tessitore di tappeti.

Fu la sorella Aisha, anche lei salva per miracolo, a ritrovarlo e a pagare l’equivalente di 18mila euro, frutto della vendita della casa e dei terreni di famiglia, per il viaggio che l’avrebbe portato verso la libertà.  

“Testa di serpente”, il personaggio più azzeccato dello spettacolo, interpretato da Beniamino Borciani, è il trafficante che intasca il denaro e promette un viaggio sicuro e senza intoppi. Naturalmente non sarà così. Farid attraverserà con altri disperati compagni di viaggio e in condizioni terribili, Iran, Turchia, Grecia, Italia (particolarmente impressionante il racconto del suo arrivo a Brindisi appeso sotto a un camion) e Francia. Riuscirà a raggiungere l’agognata meta – Londra, che credeva capitale degli Stati Uniti – solo dopo aver fatto l’ultimo di molti “salti”: quello sul treno che, percorrendo il tunnel sotto la Manica, lo porterà in Gran Bretagna.  

Oggi Farid è un trentenne cittadino inglese, residente da poco in Australia, e sta per diventare padre. Ma quanti altri Farid giacciono nel braccio di mare fra la Grecia o la Libia e l’Italia? A loro e a tutti gli altri che cercano scampo dalla guerra e dalla miseria è dedicato un incontro (giovedì 24, alle 19, prima dello spettacolo, sempre all’Out Off) a cura dell’associazione Nella stessa barca, dove verranno raccontate le storie vere di alcuni ragazzi che, come Farid, hanno “saltato” nel buio verso quella che credevano la libertà. 

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