Fino a qualche anno fa, almeno fino allo scorso, per gli addetti ai lavori il Salone del Mobile e Fuorisalone comportavano un ben poco sostenibile diluvio di materiali cartacei, dagli inviti per esclusive anteprime stampa e sontuosi vernissage ai press kit a base di fogli sparsi e cd-rom. Compresi poco dignitosi esibizionismi, di infantile retaggio, a base di ‘ma tu ce l’hai quello?’ a segnalare l’appartenenza a presunte élite intelletual-mondane.

Sarà la crisi, ma più probabilmente, anzi di sicuro, un’avvertita sensibilità “green”, ora è quasi tutto digitale. La mia personale raccolta primaverile di un’enorme massa d’inviti e carte varie si è ridotta ad una più sparuta e spartana. Le aziende forniscono perlopiù onnicomprensive chiavette usb o meglio ancora esortano al download dai siti. Per necessità o coscienza, la sostenibilità trionfa. E fin qui dunque tutto bene.

Ma di fronte all’invito online si propone un nuovo amletico dilemma: ti stampo o non ti stampo? Perché allora siamo da capo. I sostenibili per necessità o fraintesi tali si rivelano subito con contraddittorie istruzioni: “presentare l’invito stampato”. Basterà forse d’ora in poi esibire l’invito mostrato su tablet o smartphone? Il confronto obbligato con i pettoruti buttafuori di nero vestiti che, importati dalla moda, hanno fatto da qualche tempo la loro comparsa anche alle inaugurazioni del design non promette niente di buono per un futuro high-tech e verde. Almeno nel campo degli inviti.

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