Ieri sera ho visto Bersani da Fazio. E ancora una volta l’ho apprezzato. Parole chiare, proposte precise a cui qualcuno dovrà rispondere sì o no, nessun vittimismo, riconoscimento della sconfitta e degli errori che l’hanno causata ma con le giuste distinzioni tra ciò che è fondamentale e ciò che è marginale.

Eppure, mentre lo sentivo parlare, non potevo non pensare a tutti quelli che erano già lì pronti a impallinarlo, ad attaccarlo, a deriderlo. E sempre mi chiedo chi sono: chi sono questi irriducibili che, di fronte a qualsiasi uscita di Bersani, lo criticano o al massimo, lo guardano con sufficienza e, se proprio non hanno argomenti concreti per farlo, evocano il fantasma di Penati?

Ecco il mio “quelli che Bersani non ne azzecca una”. Ci sono quelli che il PD e il suo segretario sbagliano sempre e se dicono che oggi è il 4 marzo e a Milano c’è il sole, non è vero, avranno un oscuro interesse a dirlo e dietro c’è sicuramente lo zampino di D’Alema.

Poi quelli che Bersani è impresentabile, perché assomiglia a Gargamella, è provinciale, è come uno zio da accudire, come spiega oggi su Repubblica quella mente di Sandra Milo. E non si accorgono quelli che sostengono con sarcasmo queste tesi di quanto il berlusconismo e la sua variante hard, il celodurismo, siano penetrati anche nel loro pensiero. Sì, perché così ci dicono che per fare politica bisogna essere fighi o credere di esserlo (proprio come fa lui), avere le cravatte giuste (quelle di Bersani sono sempre sbagliate), e dare risposte secche, nette, prima di ascoltare le domande, proprio come i famosi “uomini che non devono chiedere mai”.

Infine ci sono quelli che con Renzi avremmo vinto alla grande. Ipotesi verosimile e che sarei disposto ad abbracciare se prima mi si rispondesse in modo convincente a due obiezioni. La prima: ma allora a cosa servono le primarie? Seconda: è vero che con Renzi si sarebbe catturato il voto di molti elettori di centrodestra, però vorrei sapere, senza pregiudizi ma con precisione, con quali esiti in ambito di politiche economiche e sociali? Già perché con questo ragionamento e prescindendo dalle sue conseguenze, candidando la Thatcher, su quel versante avremmo preso ancora più voti. Ma non certo il mio. 

 

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

M5S: “No a governo dei partiti. Su voto contro o astensione decidono i gruppi”

prev
Articolo Successivo

L’industria della paura

next