Sono giorni di sconvolgimenti generali, tra politica in subbuglio in attesa delle prossime elezioni, il Papa in crisi che si dimette, insomma signora mia non si capisce più niente.

Gli italiani hanno bisogno di punti fermi, quantomeno qualcuno che prenda una posizione e la tenga.

Una delle poche certezze, fino ad ora, è sempre stato il caro vecchio, vecchissimo Festival della canzone italiana, Sanremo.

Tutti noi abbiamo ricordi d’infanzia sul divano con la famiglia riunita, io personalmente lo ricordo come uno dei pochi momenti davvero insieme, l’ho sempre aspettato quasi come il Natale.

Bando alle malinconie, quest’anno il Festival aveva dei presupposti davvero rivoluzionari. Fabio Fazio alla conduzione, affiancato dall’incontenibile per definizione Luciana Littizzetto. Mauro Pagani direttore artistico, il tutto faceva pensare a un’alternativa al festival di sempre.

Cosa è successo, invece? C’era qualcuno che tirava il freno a mano. A me è parso, e credo a tanti altri, che ci fosse, da parte dei conduttori, da un lato la volontà di calcare la mano su certe figure molto caratterizzate, dall’altro che si cercasse inevitabilmente il clichè, quasi a cercare di essere benvoluti, in fondo, non solo dal pubblico di “Che tempo che fa”, ma soprattutto dalla sciura a casa con la famiglia riunita.

Ecco quindi che i cantanti arrivano e si esibiscono, ma sembra che alcuni siano la caricatura di loro stessi, quasi la recita di fine anno, più che il Festival di Sanremo.

Mengoni timido ed impacciato, ci pensa Luciana a metterlo a suo agio, chiedendogli “Marco, sei vivo? Le mani sembrano quelle di un morto”. Poverino, il crollo dell’ugolaRaphael Gualazzi, straordinario musicista, che però non regge il peso di due brani. Silvestri tenta la carta più seria con il brano “A bocca chiusa”, accompagnato sul palco da un interprete della lingua dei segni, ma inevitabilmente gridolini di soddisfazione si levano quando canta il secondo brano, che ricorda la sua “Salirò” ed altre leggerezze simili.

La coppia Molinari-Cincotti vuole dare il tocco jazz internazionale alla serata, ma la Molinari vestita da “Christmas on ice” rende il tutto sicuramente poco elegante e tanto orchestra di liscio.

Ci si aspetta molto dagli eclettici Marta sui Tubi, che devono fare la band alternativa tra i big in gara, quasi dei Kiss nostrani, tutti kajal, linguacce e rock’n’roll, che però quando arrivano vestiti da rockstar, forse anche eccedendo con borchie e teschietti, vengono stroncati dalla solita Littizzetto che urla “ecco, è Carnevale”.

Si rientra in clima nazionalpopolare che di più non si può con Maria Nazionale, appunto, confettone rosa sulla cui performance io sorvolerei.

A chiudere la serata Chiara Galiazzo, un donnone dalla voce straordinaria, alcuni l’hanno definita la “Florence and the Machine” italiana, ieri era così imponente e rassicurante mentre cantava “Il futuro che sarà”, con arrangiamento gitano, da ricordare Iva Zanicchi mentre cantava “Zingara”.

Risultato: piace a mamme, papà, nonne e bimbi. In più, si porta milioni di affezionati votanti da X-Factor, che dire? Habemus vincitrice? Ah no, scusate, in questi giorni tralasciamo le formule papali.

(to be continued)

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