La Fiom era ricorsa in giudizio dopo che nelle riassunzioni operate dalla Fiat per lo stabilimento “Fabbrica Italia Pomigliano” (Fip) non figurava nessun iscritto al sindacato Cgil. Nonostante la Fiom avesse circa 600 iscritti nel vecchio stabilimento, su circa 4300 operai, nella nuova compagine di 2150 dipendenti non figurava nessun suo iscritto. “Una discriminazione” bell’e buona, hanno sostenuto 19 operai che hanno fatto ricorso al Tribunale il quale, sia in primo grado che in appello, ha dato loro ragione intimando all’azienda di procedere alla regolarizzazione assumendo un numero congruo di operai. Un numero che, sulla base dei rapporti tra iscritti Fiom e dipendenti nella vecchia situazione, è stato calcolato in 145. Quindi, oltre ai 19 ricorrenti, da riassumere subito, il giudice ha previsto altre 145 assunzioni.
Il licenziamento di 19 dipendenti, quindi, è solo il primo passo verso decisioni ancora più gravi. “L’impegno dell’azienda – si legge infatti nel comunicato diramato – è quello di individuare la soluzione che consenta di eseguire l’ordinanza creando il minor disagio possibile a tutti quei dipendenti che hanno condiviso il progetto e, con grande entusiasmo e spirito di collaborazione, sono stati protagonisti del lancio della nuova Panda“. Cosa possa creare “il minor disagio possibile” non è spiegato, se un numero minimo di assunzioni o qualche altra decisione Anche perché, poco dopo, lo stesso comunicato spiega che la “Fip non può esimersi dall’eseguire quanto disposto dall’ordinanza e, non essendoci spazi per l’inserimento di ulteriori lavoratori, è costretta a predisporre nel rispetto dei tempi tecnici gli strumenti necessari per provvedere alla riduzione di altrettanti lavoratori operanti in azienda”.
Nei giorni scorsi, comunque, in azienda era circolata una petizione, firmata da molti operai ma, a quanto risulta, stimolata dalla stessa azienda, per chiedere ai sindacati di farsi carico del problema. Non a caso la vicenda è richiamata dal comunicato Fiat: “La società è consapevole della situazione di forte disagio che si è determinata all’interno dello stabilimento, sfociata in una raccolta di firme con la quale moltissimi lavoratori hanno manifestato la propria comprensibile preoccupazione”. La scelta dei licenziamenti, quindi, si inserisce in una strategia oculata che ora fa ricadere il peso delle scelte sulle spalle di quei lavoratori che hanno fatto ricorso al giudice e che sono stati additati, agli occhi dei loro colleghi, come i responsabili dei licenziamenti. Per il momento resta la rappresaglia, dopo si vedrà.
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