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Il giornale Tempi e il caso Simone

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C’è qualche cosa di intollerabile nella campagna giornalistica ossessiva che la rivista Tempi ha scatenato a causa della carcerazione preventiva del suo fondatore Antonio Simone, accusato dalla Procura di Milano di intercessioni illecite a favore della Fondazione Maugeri. E non perché sia sbagliato l’oggetto di questo attacco, al contrario. Ho scritto più volte che la carcerazione preventiva è una anomalia da tarda inquisizione quando sono estranei i motivi di effettiva pericolosità sociale. Che diventa sottile tortura psicologica quando questa carcerazione avviene in carceri dannate come quelle italiane.

Il punto è che chi si occupa di carcere e di giustizia queste cose le dice da sempre, scontrandosi, quale risposta, con il silenzio arrogante del potere. Non ha la necessità di vedere arrestato un amico o un conoscente per realizzare che tali situazioni sono fuori da ogni convivenza minimamente civile.

Cosa che, al contrario, è accaduto a Tempi, al suo direttore Amicone e al buon Simone che, novello Gramsci, ogni settimana si sentiva in dovere di scrivere una lettera in merito alle sue prigioni.

Gli stessi, detto per inciso, che appoggiavano la Moratti nelle sue ridicole marce per la sicurezza e per il carcere per i poveracci che la mettevano a repentaglio (la sicurezza, si intende) e sempre gli stessi che in questi 20 anni hanno appoggiato le norme criminogene che, in parte, sono causa del sovraffollamento (droga e immigrazione) che tanto ha fatto soffrire Simone.

Sempre gli stessi che magnificano la situazione sanitaria della regione Lombardia ma che non possono sostenere con altrettanta enfasi la disastrata sanità carceraria posto che non rientrava nel concetto di carità cristiana del Presidente Formigoni e dei suoi amici ciellini e nelle loro logiche spartitorie.

Hanno scoperto il carcere e ne parlano. E questo, intendiamoci, è un bene. Verrebbe da dare una medaglietta alla Procura per avere raggiunto questo obiettivo tra gente che, altrimenti, se ne impiperebbe altamente della sorte dei galeotti.

Se non fosse che dietro il faccione di Simone ci sono i veri drammi, le vere solitudini e i veri abbandoni. Se non fosse che dietro la strumentalità di queste neo posizioni garantiste a senso unico e rivolte ai colletti bianchi, traspare un sentimento di rabbia per essere, Loro, considerati alla stregua degli altri. Di giustizia se ne parli nell’altro mondo.

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