Quelli di Blob proprio non li capisco. Mi divertono, mi aiutano spesso per il mio lavoro (quanti suggerimenti mi hanno dato mostrando immagini che mi erano sfuggite!), ma non li capisco.

In questi giorni hanno fatto una scelta davvero bizzarra. Per un bel pezzo dell’estate hanno mandato in onda, tutte le sere, le scene del processo cardine di Mani pulite, quello per le tangenti Montedison ai partiti, con gli interrogatori di Di Pietro ai vari politici. Ed è stato un lavoro straordinario. Vedere le facce di quei politici, la tracotanza di Craxi, il muro di gomma di La Malfa, l’aria distaccata di chi non c’entra nulla (Forlani), il fare furbesco di Cirino Pomicino, le scuse puerili di Bossi vale più di qualsiasi ricostruzione.

E poi quel Di Pietro, sagace, ironico ma preciso, corretto ma senza mai lasciar passare nessuna delle tante balle raccontate dagli interrogati, un gigante. Sono brani che, trasmessi così, nella loro integrità, dicono da soli in che paese viviamo, più di cento puntate dei vari programmi che si propongono di raccontare il nostro passato. Quel passaggio, nel giro di pochi minuti, dall’Italia di tangentopoli all’Italia di Techetechetè, che la Rai ci regalava ogni sera, era il più istruttivo dei libri di storia. Poi, a sorpresa, La Stampa fa lo scoop del secolo con la storia dei rapporti tra la procura di Milano e i consoli, gli ambasciatori americani, trovando ovviamente conferma in un personaggio al di sopra di ogni sospetto come Cirino Pomicino che, tanto per non essere da meno, tira in ballo la Cia.

E proprio in quei giorni, sul più bello, quando il gioco si fa duro, quelli di Blob interrompono tutto e se ne vanno a Venezia a pedinare (non in senso zavattiniano) con la telecamerina il lato B di Valeria Marini e a infliggerci l’ennesima menata senza capo né coda di Ghezzi, sulla “verifica incerta”. Eh no! Non si fa così. Perché – e sono certo che lo sanno bene anche loro – basterebbe continuare a mandare in onda quelle facce da impuniti, quei tentativi ridicoli e arroganti di nascondere la verità, basterebbe il confronto tra il loro atteggiamento e l’immagine limpida di un pubblico ministero che fa il suo lavoro con passione, con senso del dovere, rispettando le leggi e pretentendone il rispetto, basterebbero insomma pochi minuti di quei Blob per riportare le rivelazioni della Stampa alla loro giusta dimensione: una panzana americana estiva in cui qualcuno pensa di trovare il terno al lotto che aspettava da vent’anni.

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