Le cene con Nicole Minetti potrebbero costare qualche grana al sostituto procuratore di Milano Ferdinando Esposito. Il magistrato rischia infatti di incorrere in un’azione disciplinare per la frequentazione con la consigliera regionale del Pdl. La Minetti è imputata con Lele Mora ed Emilio Fede per il caso Ruby e nei suoi confronti si ipotizzano i reati di induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile.

Come si è appreso in serata da fonti del Csm, ieri la prima commissione del Consiglio superiore della magistratura ha archiviato la pratica aperta sulle cene del pm Esposito. Palazzo dei Marescialli, infatti, non era competente ad adottare provvedimenti sul caso poiché risultavano “già informati i titolari dell’azione disciplinare”. Il Csm aveva ricevuto un esposto dal procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati, ma ha ritenuto che non vi fosse una sua competenza per l’adozione di eventuali provvedimenti.

Adesso l’iniziativa tocca, eventualmente, al procuratore generale della Cassazione Gianfranco Ciani e al Guardasigilli Paola Severino, a cui, appunto, spetta la titolarità sul piano dell’azione disciplinare. Ferdinando Esposito è il nipote dell’ex procuratore generale della Suprema Corte, Vitaliano Esposito. Il pm non si occupa della vicenda Ruby ma le cene con la Minetti potrebbero non essere ritenute “opportune” e costargli ugualmente una sanzione disciplinare. 

Proprio pochi giorni fa, l’11 maggio, Nicole Minetti si è presentata in aula a sorpresa, al processo, e in prima fila ha ascoltato la testimonianza della sua ex amica Melania Tumini che a fine estate di due anni fa proprio lei aveva invitato ad Arcore. Un po’ di imbarazzo? Le era stato chiesto in una pausa del dibattimento. “No assolutamente, imbarazzo no” aveva risposto lei.

 

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