E’ un’idea bellissima. Commuovente e liberatoria, quasi gioiosa. A poche ore dalla scomparsa di Lucio Dalla, sui social network è partito un invito: “Caro amico ti canto (al parco)”. Ovvero troviamoci domenica pomeriggio, il 4 marzo, al parco di Monza e portate la chitarra, i bambini, una coperta per cantare insieme le canzoni di Dalla che hanno accompagnato la nostra vita. Alcuni hanno già scritto sulla bacheca dell’evento (lanciato, tra gli altri, dall’art director monzese Antonio Cornacchia): “Vi copiamo anche noi!”.

Sarebbe bello che quella del compleanno del poeta cantante a pochi giorni dalla sua scomparsa terrena si trasformasse in un grande e incontrollabile auto-concerto collettivo all’aperto, nei parchi di tutta Italia, nei cortili, sulle spiagge, i terrazzi, nelle case. Perché la musica che vale, quella che resta, sa fare questo. Sa attaccarsi al nostro passato con la colla dell’emozione, colorare il nostro presente, unire gli sconosciuti davanti a un palco o anche solo a una chitarra.

Lucio Dalla era la colonna sonora di tanti viaggi che, da piccoli, io e mio fratello facevamo con mamma e papà. Era l’intermezzo stonato (quello nostro, ovviamente, dai sedili posteriori) tra l’ennesimo “quanto manca?” e il milionesimo “siamo arrivati?”. Lucio è partito. Non sappiamo per dove, o quando arriverà. Ma sabato nei parchi la sua musica potrebbe tornare così, senza amplificatori e luci di scena, per festeggiare il suo 4 marzo in tutta Italia nell’unico modo in cui si può fare. Semplicemente, cantando.

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