Nessuna alternativa al piano Unipol. La proposta di Palladio e Sator non fa breccia nel cuore dei Ligresti che, riferisce una fonte vicina alla famiglia, sono “compatti” nel sostenere il piano di aggregazione con Unipol. Una freddezza, quella dei Ligresti, dovuta anche all’irritazione con cui Mediobanca e Unicredit, principali creditori di un gruppo di fatto commissariato, hanno accolto l’affondo di Sator e Palladio.

Con le due società non c’è stato “nessun contatto” ha detto Giulia Maria Ligresti, presidente di Premafin, la holding che detiene il 35% di Fonsai e che giovedì riunirà il cda per valutare l’offerta di Sator-Palladio. A sconsigliare contatti con i due fondi potrebbero contribuire i rischi legali al contratto siglato con Unipol: “Non c’è nessuna penale quantificata – viene spiegato -, vale il principio generale del diritto, per cui se una parte è inadempiente può correre il rischio del risarcimento del danno”.

Matteo Arpe e Roberto Meneguzzo hanno proposto di ricapitalizzare Premafin con 450 milioni sostenendo di promuovere un’operazione più market-friendly di quella di Unipol in quanto non prevede la fusione Premafin-Fonsai, che appesentirebbe la compagnia con i 368 milioni di debiti della holding, e non offre ai Ligresti un diritto di recesso che potrebbe rappresentare una ingiusta buonuscita (anche se un premio potrebbe essere implicitamente corrisposto in caso di sottoscrizione delle nuove azioni Premafin a un prezzo generoso).

Oggi Sator e Palladio hanno chiesto un incontro alle banche creditrici di Premafin. Una mossa in un certo senso dovuta, visto che la loro proposta richiede l’accordo con i creditori per la ristrutturazione del debito. Da Unicredit, la banca che tira le fila sul debito di Premafin, si raccoglie un “no comment” su eventuali incontri: sia Piazza Cordusio, il cui cda ha ricevuto un aggiornamento sul dossier Fonsai, che Mediobanca sostengono però il piano Unipol, strutturato in modo tale da proteggere meglio i loro crediti, oltre che offrire a Fonsai un partner industriale che ne curi il rilancio. Per cui appare abbastanza scontato che la proposta di Arpe e Meneguzzo sia destinata a non essere accolta.

In ogni caso i due fondi, che hanno rastrellato l’8% di Fonsai, in occasione del rinnovo del cda di Fonsai e del collegio sindacale in aprile potrebbero puntare – secondo quanto riportato dalla Stampa – al posto riservato alle minoranze nel cda e alla presidenza del collegio sindacale. Assicurandosi così la possibilità di sorvegliare la correttezza di determinazione dei concambi che porteranno alla fusione a quattro tra Unipol, Fonsai, Milano Assicurazioni e Premafin. Il venir meno della possibilità di una guerra tra Unipol e Sator-Palladio ha spinto gli investitori a vendere i titoli di tutti i gruppi coinvolti, reduci dai formidabili rally delle ultime settimane: Fonsai ha perso il 4%, Milano Assicurazioni il 4,74% e Premafin il 12,52%.

Oggi Mediobanca ha avviato le discussioni con le banche del consorzio di garanzia degli aumenti di Unipol e Fonsai su come strutturare l’offerta, valutando se sia il caso di proporre le nuove azioni anche negli Usa. Domani si riuniranno invece i cda di Fonsai e della Milano Assicurazioni per proseguire gli adempimenti legati all’approvazione del bilancio.

“Unipol sta cercando di dare una risposta a un problema di un’azienda che è in grave difficoltà e quindi favorire un salvataggio in un settore come quello assicurativo che è molto importante per il Paese”, ha detto il presidente di Unipol, Pierluigi Stefanini, secondo cui, con l’operazione Fonsai, la compagnia bolognese mira a creare le condizioni perchè “il settore assicurativo possa essere più europeo, più moderno e più rispettoso dei propri interlocutori, a partire dagli assicurati”. “Vogliamo portare nel mercato i nostri valori e le nostre competenze”, ha aggiunto, in quanto possono dare un contributo a un’economia “giusta, pulita, trasparente, responsabile”.

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