Che in carcere si muoia è ormai dato per assodato. Solo poco tempo fa i radicali si sono presentati nelle maggiori piazze italiane con un cappio e una lista di 800 nomi: i detenuti morti nei penitenziari italiani tra il 2002 e il 2011. “Ci domandiamo come facciano a sopravvivere in un posto così disumano“, dicevano. Oggi all’emergenza si aggiunge emergenza. La denuncia arriva dalla Uil penitenziari che punta il dito contro i recenti decessi e li mette in relazione col freddo e il gelo. Insomma in carcere, spiega il sindacato, si muore letteralmente anche di freddo. Due casi solo negli ultimi giorni. Uno anche nel carcere Dozza di Bologna. L’altro a Campobasso. La situazione sembra così grave che i radicali annunciano un esposto al ministero della salute, mentre a Modena esponenti del Pd e di Sel hanno già presentato un’interrogazione alla giunta per capire quali siano le condizioni del carcere locale, e se le temperature gelide siano compatibili con “il diritto alla salute che è un diritto umano universale riconosciuto a tutti”.

“I due decessi di Bologna e Campobasso – denuncia in una nota Eugenio Sarno, segretario generale della Uil Penitenziari – sono avvenuti per malori improvvisi. Pensiamo che a giocare un ruolo importante possano essere state le condizioni atmosferiche”. Il comunicato della Uil si sofferma anche sul carcere di Bologna. “Non sarà un caso se i decessi si sono verificati in zone particolarmente colpite dal maltempo e dalla temperature rigide. Così come riteniamo non sia una semplice coincidenza che i decessi di Bologna e Campobasso sono avvenute in strutture penitenziarie con evidenti problemi di climatizzazione. A Bologna gli impianti funzionano con una certa regolarità, ma sono inadeguati alla bisogna e non riescono a garantire una soddisfacente climatizzazione, con il risultato che chi lavora e vive in quegli ambienti ha l’impressione di essere in frigorifero”.

E se la Dozza è un frigorifero, il carcere di Campobasso per la Uil sottopone i detenuti ad un “clima polare”, mentre negli Uffici di Direzione ci sarebbero al contrario “temperature esotiche”. Difficile ovviamente trovare un collegamento diretto e immediato tra i decessi e il gelo. Ma lunghi periodi di esposizioni a “temperature polari” contribuiscono, è la spiegazione del sindacato, a minare fisici che spesso sono già debilitati da anni e anni di problemi di ogni tipo.

Un allarme gelo che è confermato anche da Giovanni Battista Durante del sindacato autonomo Sappe. Durante ci tiene a ricordare come alla Dozza siano internati 1.200 detenuti su una capienza di 470 posti. Tra di loro anche 300 tossicodipendenti. “In Emilia Romagna – spiega – le carceri hanno riscaldamenti attivi solo 14 ore al giorno, quindi ci sono fasce orarie non solo notturne dove la temperatura negli ambienti carcerari è a dir poco gelida. Dozza compresa ovviamente”. Durante spiega come gli agenti penitenziari siano costretti a lavorare con giacconi e sciarpe , “anche quando stiamo in ufficio a svolgere normali attività burocratiche, si immagini come possono stare i detenuti”. Sul legame tra decessi e gelo il Sappe è invece molto cauto e si distanzia dalla Uil precisando come “i due decessi siano dovuti uno ad un malore, l’altro ad un infarto”. Poi l’appello: “Finché ci sarà questo freddo intenso chiedo a tutto il sistema carcerario regionale di accendere il riscaldamento 24 ore su 24, è una misura di civiltà per chi in carcere ci lavora e anche per chi ci vive”. Che nelle carceri faccia un “freddo difficilmente sopportabile” lo conferma anche Desi Bruno, neo eletta garante dei detenuti in Emilia-Romagna. “Gli edifici sono vecchi e i riscaldamenti non funzionano come e quanto dovrebbero. Siamo in piena emergenza”.

La situazione resta grave anche al di fuori del carcere. All’ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia nei giorni scorsi sono stati ricoverati due uomini sui 50 anni. Per loro la diagnosi è stata di ipotermia. Il primo è già stato dimesso mentre l’altro è ancora in rianimazione. “Apprendiamo che in carcere non solo si patisce la fame, ora si muore addirittura anche di freddo”. Parole di Irene Testa, segretaria dell’associazione radicale “Il Detenuto Ignoto”. Testa ha annunciato un esposto urgente al ministero della salute. “Le notizie allarmanti secondo cui molti detenuti rinchiusi nelle carceri italiane sono costretti a patire il freddo, e rischiano in questi giorni di temperature glaciali di incorrere in casi di ipotermia con conseguenze assolutamente gravi potenzialmente letali (come appunto pare sia accaduto), ci ha spinto come associazione a rivolgere un esposto urgente al ministro della Salute e per conoscenza al ministro della Giustizia Severino e al Capo del Dap Tamburino: affinché provvedano con la massima urgenza ad assicurare l`adeguato riscaldamento degli ambienti detentivi come misura di prevenzione ineludibile e indifferibile”.

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