Il calo è lento ma inesorabile. A Napoli negli ultimi sei anni le indagini per concussione e corruzione sono diminuite in maniera percettibile. Colpa di un combinato disposto di fattori. Tra i quali prevale la mancanza di controlli interni da parte delle pubbliche amministrazioni locali. Una carenza che rende molto difficile gli accertamenti e quindi la repressione dei reati.

Lo scrive la procura di Napoli nella relazione annuale rivolta al procuratore generale Vittorio Martusciello, che illustra e riassume l’attività e l’organizzazione dell’ufficio giudiziario. Un lungo e articolato documento redatto da tutti i 9 procuratori aggiunti e curato da uno dei responsabili della Dda, Federico Cafiero de Raho, il procuratore aggiunto che ha coordinato le indagini sui clan casalesi e sulla cattura del superlatitante Michele Zagaria. Una sorta di bilancio di un anno di lavoro. Ricco di successi ma con qualche criticità, che la Procura partenopea, la più grande d’Italia con 1 capo, 9 aggiunti, 101 sostituti, 100 vice procuratori onorari, guidata fino a dicembre da Giandomenico Lepore, indica, analizza e precisa, spiegandone cause ed effetti.

La corruzione è un reato difficile di per sé da indagare, ricorda la Procura. Manca l’interesse a denunciare, perché è penalmente rilevante sia la condotta del corrotto che quella del corruttore. Eppure il quotidiano lavoro dei magistrati e delle forze di polizia giudiziaria dimostrano che nel settore pubblico l’illegalità è diffusa. Ed è favorita, si afferma nella relazione, dalla mancanza dei controlli interni. In assenza dei quali per i pm è concretamente difficile distinguere la gestione cattiva e dissennata delle risorse pubbliche dai comportamenti configuranti ipotesi di reato, per i quali occorre dimostrare il dolo. Siccome spesso non si riesce nemmeno a quantificare l’esatto ammontare dei debiti di un ente, a causa delle carenze strutturali di contabilità interna e di verifiche, l’accertamento penale ne risulta ostacolato.

Il risultato è lo specchietto che vi mostriamo. Dal 2005 al 2011 i procedimenti penali per concussione sono diminuiti da 48 a 32. I fascicoli per corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio sono calati da 68 a 59. I procedimenti per corruzione per un atto dovuto, d’ufficio, si sono fermati a uno. Erano 4 nel 2005, 11 nel 2006, 9 nel 2010. Fanno eccezione le indagini per istigazione alla corruzione, aumentate dalle 17 del 2005 ai 47 dell’anno appena concluso.

Purtroppo la fisiologica diminuzione delle indagini contro la pubblica amministrazione rende difficile scoprire reati che se accertati in tempo comporterebbero risparmi e risarcimenti notevoli per le casse dello Stato. La Procura partenopea ricorda infatti l’inchiesta sulle false invalidità. L’attività investigativa avviata nel settembre 2009 dai carabinieri della Stazione di Posillipo ha portato finora all’arresto di 164 persone e al sequestro di beni mobili e immobili per un valore complessivo di 4 milioni di euro. Le indagini hanno dimostrato il coinvolgimento diretto di politici, funzionari pubblici e persone vicine alla camorra nella fabbricazione dei documenti necessari ad ottenere l’invalidità e il relativo sussidio. Sta di fatto che questi accertamenti hanno consentito di evitare l’erogazione di pensioni non dovute per oltre un milione di euro.

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