Una protesta contro le quote latte

Procedura di infrazione contro l’Italia per l’annosa questione  della multe per lo sforamento delle quote latte. La Commissione europea ha aperto un’indagine formale e ha chiesto al nostro paese di fornire informazioni sulla proroga di 6 mesi, al 30 giugno 2011, concessa dal governo Berlusconi nel pagamento delle rate delle multe in scadenza al 31 dicembre 2010. La proroga è considerata un aiuto di Stato e l’Italia ha un mese per rispondere a Bruxelles.

A partire dagli anni Novanta, le multe erano state inflitte a migliaia di allevatori italiani che avevano prodotto più latte rispetto alle quote prefissate dall’Unione europea, con forti proteste degli imprenditori colpiti, appoggiati dalla Lega nord di Umberto Bossi. Da qui una serie di interventi governativi per ritardare o alleggerire i pagamenti dovuti all’Unione europea. Da qui l’intervento della Commissione.

Nel 2003 l’Ue aveva concesso all’Italia, in via eccezionale, di aiutare i produttori di latte “sostituendosi a questi nel pagamento degli importi da essi dovuti alla Comunità” per il periodo dal 1995/1996 al 2001/2002. La proroga del 2010 è al di fuori di queste eccezioni e, secondo la Commissione, si potrebbe configurare come un aiuto incompatibile con il mercato interno, perché falsa la concorrenza. La Commissione aveva chiesto già l’anno scorso di avere “complementi di informazione” su questa proroga, e in ottobre aveva aperto il fascicolo.

“Il costo della proroga – si legge nella lettera indirizzata all’Italia – è imputato su una dotazione globale di 5 milioni di euro destinata a fini diversi”. Inoltre, precisa la Commissione, le autorità italiane hanno reso noto che intendevano imputare l’equivalente sovvenzione della proroga di pagamento sull’aiuto ‘de minimis’, previsto per l’Italia, che permette di accordare fino ad un massimo di 7.500 euro per beneficiario, senza il preventivo via libera di Bruxelles. Anche su questo, la Commissione Ue solleva dubbi sulla possibilità che l’insieme degli aiuti ‘de minimis’ possano superare il tetto nazionale di 320,5 milioni di euro.

Negli ultimi anni, diverse indagini hanno svelato truffe e irregolarità nella gestione delle quote da parte di allevatori italiani.

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