Mario Pescante, Gianni Petrucci e Gianni Alemanno

Se fino al mese scorso le agenzie di scommesse la consideravano favorita per ospitare le Olimpiadi 2020, ora Roma è scesa in graduatoria al terzo posto, dietro Tokyo e Madrid. E le parole pronunciate ieri da Mario Monti durante l’intervista a Repubblica Tv non aiutano certo la candidatura italiana. “Il governo prenderà una decisione al riguardo nei tempi stabiliti, e cioè entro metà febbraio – ha detto il Presidente del Consiglio, ribadendo la posizione espressa settimana scorsa al termine del Consiglio dei Ministri – E quindi, siccome il tema è così importante, non mi sembra giusto darvi nessuna anticipazione, che sia positiva o negativa”. Sui tempi ci siamo: i termini previsti dal Cio (Comitato Olimpico Internazionale) per presentare la lettera formale contenente le garanzie economiche a sostegno della candidatura scadono infatti il 15 febbraio (Il 23 maggio il Cio stabilirà le candidature accettate e il 7 settembre 2013 sarà presa la decisione finale). Il problema è che aspettare fino all’ultimo per presentare la candidatura rischia di rivelarsi controproducente per il fronte del sì, tant’è che il presidente del Coni Gianni Petrucci ha parlato di “spasmodica attesa”. In ballo non c’è solo il prestigio e il potere dell’Italia all’interno del Cio, ma anche diversi miliardi di possibili investimenti.

Gli entusiasti dell’Olimpiade considerano che mai come oggi l’Italia è ben rappresentata all’interno delle stanze dei bottoni, con 5 membri nel Cio, di cui è vicepresidente Mario Pescante, presidente del Comitato Promotore Roma 2020. E che le Olimpiadi sarebbero l’ultima possibilità di organizzare un evento sportivo nel nostro paese per diversi anni. Per questo avevano accolto con favore i risultati dello studio di fattibilità su costi e ricavi elaborata dalla commissione Fortis, che il 12 gennaio ha illustrato quanto segue. Costo totale dell’operazione di 8,2 miliardi, di cui: 3,5 dai contributi del Cio, biglietti, sponsor, diritti tv e ricavi da valorizzazioni immobiliari; 4,7 di investimenti pubblici, coperti da maggiori entrate erariali. Massimizzazione dell’utilizzo di strutture esistenti, già pronte per oltre il 70 per cento. Poi è stato calcolato che per ogni euro di spesa pubblica ne dovrebbero rientrare 3,5 di Pil, che aumenterà di 17,7 miliardi dal 2012 al 2025 con una crescita dell’1,4 per cento. Nello stesso periodo ci saranno 170mila posti di lavoro in più distribuiti sul tutto il territorio nazionale: 12mila di media all’anno con picco di 29mila posti nel 2020.

La mozione contraria è invece ben riassunta dalla nota rilasciata ieri dal senatore dell’Idv Stefano Pedica, che ha anche presentato un esposto alla Procura della Repubblica. “Dopo le esperienze di illegalità, che ha portato nei tribunali tante persone tra politici e imprenditori, di Italia 90 e dei mondiali di nuoto del 2009, dare il via libera alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020 in una fase di grande crisi economica significherebbe far vincere di nuovo l’illegalità. Basta pensare al rapporto costi-benefici per capire che questa operazione tornerebbe a vantaggio solo delle solite ‘cricche’ – afferma il senatore -. La spesa per organizzare le Olimpiadi si aggirerebbe intorno ai 12 miliardi, parte dei quali uscirebbero dalle tasche dello Stato. I benefici, invece, non supererebbero i 3,5 miliardi. (…) Un Paese sull’orlo del baratro, ad esempio, perché dovrebbe spendere più di quello che può guadagnare per organizzare una manifestazione sportiva? Monti sia responsabile, non firmi (…) I cittadini apprezzeranno questa decisione e il comitato ‘No Olimpiadi’ s’impegnerà per far capire a tutti l’inutilità di questa operazione in un momento così delicato per i giovani e le famiglie”.

Nel mezzo, le parole pronunciate ieri da Monti, che invita ad aspettare. A stretto giro di posta, è arrivata la preoccupata dichiarazione di Mario Pescante, vicepresidente del Cio e presidente del comitato promotore. “Se continuiamo ad avere questo ritardo nella decisione del governo sulla candidatura di Roma, la situazione si farà sempre più difficile – ha detto in un’intervista a Radio Vaticana -. Questo ritardo potrebbe dare l’impressione ai membri del Cio che su Roma non ci sia un grande consenso (…) I last minute vanno bene per acquistare un biglietto aereo, non certo in questi casi”. Inoltre Pescante ha smentito l’ipotesi che la consapevole indecisione del premier fosse dovuta a pressioni tedesche. “Ho avuto modo di sondare i membri tedeschi del Cio, e non è vero, come hanno riportato alcuni mezzi d’informazione, che loro siano pronti a decidere in favore della Turchia perché in Germania votano mezzo milione di turchi: queste sono valutazioni politiche che vanno bene per un expò non per le Olimpiadi. Roma ha ottime possibilità di riuscire, ma bisogna decidere in fretta”. Ma, come fanno notare autorevoli commentatori, il vocabolario scelto da Monti quando ha parlato di “tema così importante” lascerebbe trasparire una certa dose di ironia che certifica una presa di distanza del governo dal progetto Olimpiadi. Entro dieci giorni sapremo come andrà a finire.

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