Lorenza Lei, direttore generale Rai

Se i costi sommersi della Rai sono per definizione occulti, qualcosa di più si può sapere spulciando gli appalti messi a gara anziché affidati direttamente, quindi tracciabili. In ordine sparso, ecco alcuni flash a illuminare il pozzo dei conti che in 5 anni è salito a 260 milioni di euro e quest’anno costringe l’azienda a trovare 112 milioni di corsa. Il Cda ha approvato un piano straordinario di tagli a spese e strutture per 98 milioni di euro, che hanno colpito fra l’altro le auto blu dei dirigenti e diversi sedi di corrispondenza all’estero. Restano però alti i costi dei servizi acquistati all’esterno. Solo nel 2011 per il noleggio di auto sono stati impegnati 5,5 milioni di euro, 3,3 milioni per il noleggio senza autista valido per tre anni e 2,5 milioni con autista per due. Curioso poi che – mentre i partiti si contendono il Tg1 con il coltello tra i denti -l’azienda si ritrovi a spendere 1,4 milioni per il servizio di “monitoraggio del pluralismo politico nei programmi televisivi a diffusione nazionale e regionale nei prossimi tre anni”.

Corre anche la spesa per presidiare le strutture e la loro operatività con 50 milioni (Iva inclusa) in quattro anni per la sicurezza, i servizi di reception, vigilanza armata, prevenzione incendio solo per le sedi romane della Rai. In pratica 10 milioni l’anno. Poi ci sono quelle regionali che hanno costi unitari non di molto inferiori: i 48 mesi per la gestione del servizio a Torino, ad esempio, costano 11 milioni di euro, per il centro di produzione di Napoli (Via Marconi) e il territorio comunale e provinciale il costo è di 6 milioni. Altri 28 milioni l’anno vanno nella bolletta energetica dell’azienda (e un milione in gas).

Se questi sono i conti non c’è da stupirsi che anche la loro revisione costi parecchio. L’audit dei bilanci dell’azienda (e delle controllate Rai Cinema, Net, Trade, RaiWay, Sipra, Rai International, Corporation e Distribuition) in tre anni impegna 1,6 milioni di euro. Solo l’acquisto di cancelleria, carta e materiali di consumo per i prossimi quattro anni ha una previsione di spesa di 9,2 milioni di euro. Il bando si è chiuso il 14 settembre 2011. Circa 400mila euro di materiale erano destinati a Rai Way. Peccato che nel frattempo proprio la struttura che per l’azienda pubblica che gestisce segnali e torri ponti sia finita nella lista nera e avviata a un destino incerto tra chiusura e vendita. Anche qui, a vantaggio di altri (leggi Mediaset) e a sfavore dell’azienda pubblica.

Qualche anno fa una multinazionale canadese (Crown Castle) si era proposta di acquisire il 49% di Rai Way al prezzo record di 905 milioni. Ossigeno puro per i conti disastrati della Rai e insieme l’occasione per la Rai di entrare nel business della telefonia e battere la concorrenza. Ad opporsi, in zona Cesarini, fu il ministro del governo Berlusconi Maurizio Gasparri. Ora sul tavolo del dg Lorenza Lei torna lo stesso dossier che prevede uno spezzatino, cioè lo scorporo delle reti. Ma il settore non ha più la spinta di prima e le banche d’affari ipotizzano una quotazione inferiore ai 300 milioni. Una svendita, dicono gli esperti. Sicuramente non un bello spot per la Rai.

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