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La sobrietà ingannevole

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Se un giorno si dovrà ricordare con un solo sostantivo questo nostro periodo storico, tale termine non potrà che essere uno: sobrietà. Stamattina nella pur pregevole trasmissione di Radio Tre Tutta la città ne parla (cui ha partecipato anche Marco Lillo del “Fatto”) tale termine è stato pronunciato (non da Lillo) per tre volte in un quarto d’ora. Ed è presumibile, vista l’aria che tirava, che sia comparso anche dopo.

Detto che ormai quando sento che qualcuno dell’attuale Governo ha tenuto un atteggiamento ‘sobrio’ e che una tal altra manifestazione si è svolta all’insegna della ‘sobrietà’ mi viene un istinto irrefrenabile di cimentarmi in alcune competizioni di cui Alvaro Vitali (ben prima della crisi depressiva) era maestro; oppure di propormi in espettorazioni di gas da far impallidire il Fantozzi che al casinò di Montecarlo aveva bevuto non ricordo più quante casse di acqua Bertier (la più gasata del mondo), l’uso smodato di ‘sobrietà’ dimostra che dal berlusconismo non siamo ancora usciti e chissà se mai ci riusciremo. Perché si continua a confondere facciata con sostanza, apparenza con contenuto. Malinconico era certamente sobrio, ma ciò non gli impediva di soggiornare all’Argentario a spese di Anemone. Lo stesso Monti è certamente sobrio ma se l’immagine dell’Italia ‘in crescita’ è quella di un’America mediterranea dove tutto si risolve avendo drugstore aperti 24 ore al giorno e con le telecamere ben schierate a riprendere gli assalti delle baby gang di turno, il contenuto è ingannevole.

Avevamo bisogno di sobrietà perchè dopo 17 anni di Calderoli e Cicchitto non se ne poteva più: ma questa è l’apparenza, non la sostanza. L’apparenza è la carta regalo: quella degli ultimi 17 anni era cellophane o, se preferite, carta igienica; quella di oggi è carta di Amalfi, al confronto. Ma il problema è quello che c’è dentro al pacco, anzi che dovrebbe esserci: una classe dirigente che non cerchi di fare dell’Italia un’America mediterranea ma che sia composta dalle forze migliori del popolo (che parolone) che in Italia vive e non poggi le sue radici solo nei potentati bancari o meno, che di questo paese vogliono sempre e comunque fare il proprio territorio di caccia. Una dirigenza che non bocci i referendum che non sono funzionali al sistema (cioè quasi tutti). E sotto questo profilo siamo distanti anni luce dell’aver compiuto sostanziosi passi avanti.

Ci sarà anche più sobrietà attorno a noi ma sempre attorno a noi non c’è nemmeno l’ombra di una nuova classe dirigente che si riprenda la politica. E a proposito della presunta panacea dei negozi aperti ad libitum: chissà perchè mi è venuto in mente un verso di una vecchia canzone di Finardi: ‘Quell’America senza gioia/sempre in vendita come una troia‘. E’ questa l’unica via per uscire dalla crisi?

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