«Io provo pena per i politici che sono così trattati male dall’opinione pubblica. Il mio compito è anche favorire una riconciliazione tra la classe politica e i cittadini. Anche io mi considero parte dell’opinione pubblica, e tutti dobbiamo riflettere e dire: ‘siamo sempre pronti a dare la colpa ai politici, ma io cittadino sto facendo il mio dovere per fare crescere l’Italia?’».

E così avviene la magica trasformazione: con una frase ben costruita, come quelle pronunciate dai Presidenti americani durante i familiari e caldi discorsi del caminetto, modello Roosevelt, Mario Monti compie il grande passaggio da tecnico a politico. Come se con sapiente aiuto mediatico e la faccia da benevolo e sorridente amicone Fabio Fazio lo conducesse per mano nelle terre finora oscure della comunicazione politica, l’uomo della fredda tecnica, del parlare noioso e distante, diventa, invece, il  JFK de noantri e si diverte a parafrasare Kennedy.  «Non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese», disse il giorno del suo insediamento alla Casa Bianca un fascinoso John. Mr Monti lo imita, quasi, e nella sera della propria incoronazione televisiva fa appello a tutte le forze buone del paese, a un sopito spirito civico, a una da tempo dimenticata passione civile. A tutto si richiama il Presidente del Consiglio, tranne che alla rabbia (che pure ce ne è, parecchia e diffusa), perché, tacciato di essere l’incarnazione della non-politica, a tutto aspira, tranne che all’anti-politica.

Fa bene, fa male, dimostra, con le sue parole, una distanza abissale dai cittadini, oppure si erge sulla poltroncina della studiolo, tra le telecamere, a vero statista? Il piccolo grande merito, come lo chiamerebbe Claudio Baglioni, è quello di segnare con il proprio atteggiamento una profonda distanza culturale con chi l’ha preceduto. Il presidente non è più l’uomo delle fratture, delle divisioni, dei motti tristemente epici: o con me o contro di me. Il presidente-professore è ormai l’uomo della conciliazione, faticosa, dura, stentata, ma comunque conciliazione. Racconta un Paese che prova a tornare comunità coesa, armonioso, più unito e più sereno, seppure nelle difficoltà.

Se, come diceva il sempre citato Nanni Moretti, le parole sono importanti, allora Monti ha fatto bene. Ha segnato i confini di un mondo, di una visione cui ispirarsi. Poi, che i politici facciano pena è tutto da vedere. Scilipoti, per esempio, fa altro. Cosa ognuno lo può immaginare.

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