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Cuba e l’ebbrezza di comprarsi casa

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“Proprietà” è la parola morbida che addolcisce il socialismo cubano.

L’Avana si mette in fila per registrare la casa appena comperata o la casa che si vuol vendere. Bisogna dire che nessuno ha mai sopportato la costrizione del nascere e morire fra le stesse pareti. Hanno avuto 50 anni per mettere a punto by pass che permettevano di aggirare la burocrazia con veroniche da toreri. Perché ogni casa era dello Stato e lo Stato autorizzava il cittadino e la famiglia ad abitare lì. Si poteva cambiare col sistema della “permuta”.

Un padre militare di buon grado, 30 anni fa strappa il privilegio dell’abitare un palazzo chiosco e portici nell’Avana vecchia. Tre figlie e due maschi. Crescono, vogliono fare la loro vita. Appendono alla porta il cartello che li autorizza alla “permuta”: sono disposti a cambiare la grande residenza in cinque piccoli appartamenti. Interessati? Un funzionario della Permuta appende l’avviso sul portone: deve restare esposto per 15 giorni. Foto del cartello accanto al Granma per stabilire la data e due settimane dopo il funzionario smonta tutto.

A questo punto il regolamento diventava vago: se proprio nessuno si é fatto vivo chi vuol cambiare può arrangiarsi, sempre sotto l’occhio severo delle autorità. Ma la realtà era diversa. Da mesi i figli del generale avevano venduto ad una compagnia straniera e comperato le case nuove dove ricominciare la vita, ma era necessario rispettare le forme. Il cartello della permuta spariva un minuto dopo la prima foto e riappariva nell’ultima ora fatale: sempre col giornale che fa fede sulle date. Gestione nelle mani di funzionari e mediatori con tariffario a volte salato.

Raúl Castro ha deciso di mettere fine alle commedie mentre lotta contro la corruzione. E dal 10 novembre i sotterfugi saranno per sempre finiti. Possibile comperare e vendere l’appartamento dove si abita, per la prima volta possibile anche una casa nel posto di vacanza se le rimesse dei parenti negli Stati Uniti permettono la sciccheria. Idem per le auto. Vecchie manfrine addio. Macchine straniere ormai sul mercato. Se ne può comperare una ogni cinque anni. È solo la legge: la pratica può inventarsi qualcosa.

Il Fatto Quotidiano, 4 novembre 2011

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