Da un pub di Portsmouth alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Stamane, i togati dell’UE hanno emesso una sentenza che è destinata a stravolgere gli equilibri del calcio continentale e non solo. Ecco di cosa si tratta: d’ora in poi, non sarà più possibile stabilire limiti territoriali e nazionali per l’utilizzo delle schede necessarie per seguire le partite in diretta tv. Le regole sul mercato unico sono chiare: il sistema di licenze televisive frammentato su base nazionale è in contrasto con le leggi vigenti in Europa. Cosa significa tutto questo? Che da domani chi acquisterà una scheda decoder in Portogallo avrà diritto di utilizzarla a pieno titolo anche in Italia. Per la ‘gioia’ di Sky e Mediaset, che hanno contrattato i diritti tv in esclusiva con la Lega e che potrebbero vedere ridimensionate le proprie entrate.

Tutto è cominciato dalla protesta della titolare del Red, White and Blue Pub di Portsmouth, che aveva avuto noie con le autorità inglesi per via di un paio di schede decoder che aveva acquistato in Grecia e che le permettevano di vedere in chiaro le partite del sabato pomeriggio della Premier League. Le dissero che la sua condotta violava le regole in vigore nel Regno Unito. E, naturalmente, l’esclusiva di Sky sul territorio. Da qui, l’azione legale ai suoi danni, appoggiata dalla Premier League, che fece causa a lei e a tutti coloro che agivano nella stessa direzione.

La causa è arrivata alla Corte di giustizia dell’Unione europea che proprio oggi ha detto la sua con una sentenza che lascerà pesanti strascichi nella gestione del prodotto televisivo. Perché se è vero che la storia nasce su un campo da calcio, le conseguenze sono di ampia portata e comprendono tutti i vincoli sui quali si sono appoggiate per anni le tv a pagamento. Che si potevano permettere di contrattare tariffe diverse a seconda delle possibilità di cassa dello stato interessato. Fino ad oggi, per capirci, una scheda decoder per vedere la stessa partita costava in Grecia una cifra X e in Italia una cifra Y. Differenti proposte per differenti mercati. Chi è più ricco, paga di più. Gli altri, a ruota.

Ora, secondo quanto fanno sapere dall’UE, il mercato è libero e non è più soggetto a regole restrittive. Se in Grecia la scheda costa meno, nessuno può vietarmi di acquistarla da quelle parti per un servizio di cui usufruirò in Italia. Capito la rivoluzione? E le cose potrebbero prendere una brutta piega anche per gli organismi sovranazionali che fino a stamane hanno attinto a piene mani dai bacini televisivi interni per giustificare investimenti importanti. Primo fra tutti, l’Uefa, che potrebbe incontrare nuove difficoltà nella vendita dei diritti del pacchetto della sua proposta sportiva (dagli Europei alla Champions League, tanto per citare le due manifestaioni più rappresentative).

Insomma, da quello che si legge sulla stampa inglese, che ha seguito il caso fin dalle prime battute, siamo di fronte ad una sentenza che farà storia e che cambierà il modo di intendere il pallone nei prossimi anni. Un po’ come accadde dopo l’applicazione del ‘dispositivo Bosman‘ per lo svincolo dei giocatori a fine contratto. Il sistema calcio si è retto negli ultimi anni su ritmi altissimi per cifre e possibilità grazie al prodigioso afflusso di quattrini derivanti dalla vendita in esclusiva dei diritti tv. Se questa voce scompare dai bilanci delle società europee, potrebbe cadere l’impalcatura di sostegno del bellissimo giocattolo e gli effetti, per molte big del calcio continentale, sarebbero devastanti.

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