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Le colpe dei giornali

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Non è affatto strana la coincidenza, non solo temporale, tra Berlusconi che definisce l’Italiaun paese di merda e l’allarme lanciato dalla grande stampa internazionale sulla voragine italiana che rischia di inghiottire l’euro. E non è strano neppure che ieri il Wall Street Journal abbia adoperato la stessa terminologia che da giorni campeggia nei titoli del Fatto a proposito della terza, quarta o quinta versione della cosiddetta manovra escogitata dal cosiddetto governo italiano: Buffonata. Non è certo un merito aver visto ciò che immediatamente saltava agli occhi e, cioè, l’incredibile spettacolo di inettitudine e malafede che il cosiddetto premier e suoi degni ministri organizzano ogni giorno da mesi giocando con i nostri destini come bari al tavolo delle tre carte.

La domanda è proprio questa: possibile che ciò che sconcerta qualunque osservatore di medio buon senso a Londra o a New York, qui da noi non faccia battere ciglio agli autorevoli giornali che pure si autoproclamano occhiute sentinelle dell’opinione pubblica? Possibile che al Sole 24 Ore l’élite del giornalismo economico non avverta un fremito di sdegno a registrare con il titolo:Ecco il piano contro i grandi evasorila gigantesca frottola propinata da chi i grandi evasori li ha sempre coperti, favorendo lo scandalo a cielo aperto che costa al Paese 120 miliardi l’anno? Possibile che al Corriere della Sera non sappiano che “il rischio carcere per gli evasori” è una barzelletta che segue le altre barzellette sull’abolizione delle province, evaporata in un lampo come del resto la fantomatica “stretta” sulle pensioni?

Non vogliamo dare lezioni a nessuno, ma in questo momento, drammatico come forse mai prima nella storia repubblicana, l’Italia ha bisogno di una stampa che non giri la testa dall’altra parte e che sappia gridare “buffoni” ai buffoni.

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