Una quindicina d’anni fa, in piena ubriacatura economica e televisiva, i giornali italiani parlavano della serie A come del campionato più bello, e forse più importante, del mondo. Ora nessuno si azzarderebbe neppure a pensarlo. Il torneo appena finito è stato di una bruttezza desolante, con pochissimo gioco e isterie assortite. Di partite decenti se ne sono viste una decina, di talenti italiani zero.

In un anno, l’unico (possibile) nome nuovo per la Nazionale è spuntato a Cesena, dove un buon mediano (Marco Parolo) si è messo in luce per continuità e qualche bel gol. Perché il pallone è così sgonfio? Perché la serie A è anche lo specchio di un Paese. Quindi, niente spazio o valorizzazione per i giovani, pochi investimenti mirati e pochissime idee. Il calcio italiano ha lo stesso respiro della nazione dove va in scena: affannoso. Qualcuno se ne preoccupi, perché un pallone che non rimbalza è un problema anche economico. E non da poco.

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