Mentre la Camera dei Deputati ha depositato alla cancelleria della Corte Costituzionale il ricorso per conflitto di attribuzione con la magistratura di Milano sul caso Ruby votato dall’Aula di Montecitorio lo scorso 5 aprile, sono entrate nel vivo le indagini della procura di Roma sulla vicenda dei due presunti emissari che, nello scorso febbraio, si sarebbero recati in Marocco e, dopo aver avvicinato un’impiegata dell’anagrafe, avrebbero tentato di corromperla al fine di far retrodatare l’atto di nascita di Karima El Mahroug e farla apparire maggiorenne, come riportato dal Fatto Quotidiano.

A dare il via libera agli accertamenti, affidati al procuratore aggiunto Alberto Caperna ed al sostituto Roberto Felici, è la richiesta a procedere, firmata dal Guardasigilli Angelino Alfano, arrivata a Piazzale Clodio. Si tratta di un atto necessario per avviare accertamenti in presenza di reati commessi da italiani all’estero. Tentata corruzione, per il momento contro ignoti, il reato ipotizzato dagli inquirenti dopo l’apertura del fascicolo processuale fatta il 14 marzo scorso in seguito alla denuncia presentata da Nicolò Ghedini e da Piero Longo, difensori del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, attualmente sotto processo a Milano per sfruttamento della prostituzione proprio in relazione ai presunti festini nella sua villa di Arcore in cui partecipò Ruby.

I fatti al centro dell’inchiesta sarebbero avvenuti il 7 febbraio scorso a Fkih Ben Salah, luogo in cui è nata Ruby. All’indomani della pubblicazione della notizia dal Fatto Quotidiano i legali di Berlusconi annunciarono di aver ricevuto il mandato di predisporre un’apposita denuncia all’autorità giudiziaria al fine di accertare la veridicità dei fatti.

Secondo quanto riportato dai quotidiani, i due emissari, provenienti forse da Milano e accompagnati da un interprete marocchino che lavorava in un consolato in Italia, si sarebbero presentati alla funzionaria dell’anagrafe offrendole alcune migliaia di euro per modificare il certificato di nascita di Ruby, anticipando la data di due anni, dal primo novembre 1992 al primo novembre 1990. La funzionaria si sarebbe però rifiutata. Gli inquirenti della capitale si attiveranno ora per sentire la versione della dipendente dell’anagrafe.

“Se le notizie in ordine ad una asserita attività volta a modificare nel registro delle nascite la data di registrazione di Karima El Mahroug, fossero vere si tratterebbe con ogni evidenza di un grave, ma maldestro tentativo di falsificazione al fine di fare, eventualmente, di questo falso un illecito uso – dichiararono Ghedini e Longo – è necessario che le autorità italiane e del Marocco accertino con urgenza se esiste questa funzionaria, se il fatto è realmente accaduto e, in tal caso, l’identità dell’interprete e dei due presunti italiani che avrebbero posto in essere le condotte descritte”.

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