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Wikileaks, Obama: “Atti irresponsabili”

Il presidente degli Stati Uniti in una telefonata con il presidente turco e quello messicano ha definito l'operato di Julian Assange come "azione deplorevole". L'auspicio: "La fuga di documenti non abbia conseguenze sulle relazioni tra i paesi"
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Per la prima volta dall’inizio della diffusione dei dispacci diplomatici, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama esprime la sua opinione sull’affaire Wikileaks: si tratta di “atti irresponsabili”. Un comunicato della Casa Bianca ha dato notizia della conversazione che Obama ha avuto sia con il premier turco Recep Tayyip Erdogan sia con il presidente messicano Felipe Calderon per discutere le conseguenze della “deplorevole azione” di Julian Assange, fondatore e direttore di Wikileaks.

Nel primo colloquio, avuto con Erdogan, la Casa Bianca ha reso noto che il presidente americano ha chiamato il premier turco per discutere “dell’importanza dell’alleanza tra Stati Uniti e Turchia”, e i due presidenti hanno “confermato il loro impegno a lavorare insieme su un ampio ventaglio di questioni”. “Il presidente – ha quindi aggiunto la Casa Bianca – ha espresso il suo rincrescimento per la deplorevole azione di Wikileaks e i due leader hanno convenuto che la vicenda non influenza nè interrompe la cooperazione ravvicinata tra Stati Uniti e Turchia”.

Nella telefonata con Calderon, Obama si è complimentato per “l’eccellente lavoro” svolto dal Messico al vertice sul clima organizzato in questi giorni a Cancun, le cui conclusioni “rafforzano lo storico accordo di Copenhagen”.  I due presidenti, si legge nello stesso comunicato, hanno espresso la visione comune che gli “irresponsabili” atti del sito web non allontaneranno impediranno ai due Paesi di continuare a cooperare. Nel colloquio con Calderon, Obama “ha anche sottolineato l’importanza della partnership tra Stati Uniti e Messico su un ampia serie di temi, ribadendo l’impegno a lavorare insieme contro il crimine organizzato”.

 Nei giorni scorsi le rivelazioni di Wikileaks avevano portato alla pubblicazione di cablogrammi scomodi per l’amministrazione americana sia per quanto riguarda i rapporti col Messico, sia per quelli con la Turchia. Secondo l’ambasciata Usa in Messico, i militari messicani impegnati nella lotta contro i cartelli della droga “non sono preparati al pattugliamento delle strade o a far rispettare la legge”. Mentre l’allora ambasciatore Usa ad Ankara, Eric Endelman, il 30 dicembre 2004 aveva scritto a Washington in questi termini: “Abbiamo sentito da due contatti che Erdogan ha otto conti bancari in Svizzera”. Il premier turco aveva smentito, sottolineando di “non avere un soldo in banche svizzere”.

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