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Il Paese dell’indifferenza

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In questi ultimi giorni sono accaduti fatti che meritano una profonda riflessione, indicativi della deriva che abbiamo raggiunto. Non entro nel merito dello scontro politico e delle schifezze che ruotano attorno ad esso. Mi riferisco alle azioni che rendono l’Italia un paese incivile, in particolare alla mancanza di rispetto e alla paura che portano a quello che don Gallo definisce l’ottavo vizio capitale: l’indifferenza. Il giovane ventenne, Alessio Burtone, che per una questione di precedenza nella fila all’entrata della metropolitana di Roma si scaglia contro una giovane infermiera rumena, colpendola con un pugno al volto facendola cadere in coma, operata d’urgenza, rischia danni permanenti al cervello; il taxista milanese che disgraziatamente investe un cane, viene picchiato a sangue, anche lui in coma; la studentessa uccisa, sempre nella metropolitana romana, Vanessa Russo colpita all’occhio con la punta dell’ombrello da Dorina Matei.

Quello che lascia esterrefatti, guardando il video in cui la giovane rumena viene colpita al volto, è l’indifferenza della gente che osserva il corpo inerme steso a terra o tira dritto facendo finta di non vedere. L’orrore sta in quell’atto di soccorso negato, le immagini, che documentano l’insensibilità di decine e decine di persone, sono terrificanti quanto il pugno di Burtone. L’indifferenza è il male peggiore quando non si assiste il collega che sta subendo un’ingiustizia o di fronte alla tragedia della morte causata dalla mancata osservanza delle norme di sicurezza da parte del titolare, trattata come un dato statistico. Questa indifferenza la si legge anche negli occhi di chi ci sta governando. Mai una volta che il signor B., attento solo agli affari personali (legge sulle intercettazioni telefoniche, i vari lodi: Mondadori, Alfano e quant’altro), vada in pubblico, non solo come dovere istituzionale, ma come atto civile di fronte alle tragedie. Era assente al funerale del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, ucciso dalla camorra. Non era al fianco del presidente della Repubblica Napolitano all’arrivo delle salme dei quattro soldati italiani uccisi in Afghanistan. Chiediamoci perché B. non incontra più i terremotati aquilani? Costretti a manifestare di fronte a palazzo Chigi sfidando i manganelli della polizia per rivendicare il diritto di tornare nelle loro case che dovevano essere ristrutturate in un lampo come promesso da un presidente del Consiglio commosso di fronte a migliaia di telecamere. Tutto ciò è la dimostrazione che il nostro governo è guidato da un uomo che non solo è indifferente al dolore degli altri, ma è soprattutto un pavido che non vuole esporsi pubblicamente per paura di essere contestato. Se questo pavido signore continua a dettare legge è grazie all’indifferenza che regna nel nostro paese.

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