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Campione d’Italia, più uguale degli altri

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A raccontarlo al bar sarebbe una storiella che strappa una pacca sulla spalla. E subito dopo si ordina un secondo giro senza pensarci più. Ma poiché (e per fortuna) carta canta qui ci sarebbe da scrivere più un trattato di antropologia politica piuttosto che prenderla come una barzelletta.

Il Governo nazionale (guidato dalla forzuta e ultimamente un po’ sfilacciata compagine del PDL) conclude il varo dell’ultima manovra finanziaria. Una manovra sventolata come (l’ennesima) vittoria sugli sprechi, sulle burocrazie e sull’inutilità dei piccoli comuni che vengono declassificati come sparuti e sparsi comitati elettorali della holding del Presidente del Consiglio. Una sorta di franchising aziendalista piuttosto che di istituzioni con l’obbligo di vicinanza ai cittadini. Nella manovra c’è un articolo (14 del DL 78 del 31.05 scorso) che mette nero su bianco che i comuni con meno di 5000 abitanti debbano “esercitare le funzioni fondamentali unicamente in forma associata con altri enti e non più singolarmente”. Qui si potrebbe essere d’accordo o meno, come sempre spetta al libero esercizio delle opinioni politiche.

Ma qui viene il bello: il coordinatore del PDL di Campione d’Italia non ci sta e, piuttosto che aprire un dibattito all’interno del proprio partito (padre di questo articolo di legge) pensa bene di chiedere una mano all’amico Onorevole Alessio Butti per emendare la norma. Per tutti? ovviamente no. Per il proprio prestigioso comune. Ottenuta la gratificazione (degna del più becero particolarismo e miope egoismo), piuttosto che tenersi la soddisfazione della vittoria nel silenzio più intimo decide di sventolare il tutto in questa lettera (scaricabile in pdf qui) parlando di come solo il PDL sia garanzia di difesa di Campione d’Italia contro sè stesso. Una masturbazione con i coriandoli finti di un innamoramento. E giù scroscianti gli applausi.

Ora sarebbe bello inviare questa lettera a tutti i comuni lombardi sotto i 5000 abitanti che hanno la sfortuna di non avere santi in paradiso o amici in Parlamento. Almeno per sentire la loro opinione, due paroline, un mezzo giudizio anche al bancone del bar, su quale sia oggi il valore della “collettività”.

Io, nel mio piccolo, giro prossimamente la domanda al Presidente del Consiglio Lombardo Davide Boni, fiero rappresentante della Lega. Risposta prevista al rientro dalle ferie. Sempre che i valligiani bresciani e bergamaschi non se li siano mangiati di rabbia prima.

Giulio Cavalli

giulio@giuliocavalli.net

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