C’era una volta la Stalingrado del sud e adesso non c’è più. Solo capannoni vuoti, aziende dismesse o in crisi, operai nel panico, disoccupazione in crescita vertiginosa. La Stalingrado del sud era il soprannome di Castellammare di Stabia, nel passato regina di un triangolo industriale che comprendeva Torre Annunziata e Torre del Greco, oggi capitale di un’area depressa, che vede a rischio 2500 posti di lavoro per la fine dell’anno. Una polveriera che sta per esplodere, sostengono i sindaci Salvatore Vozza (Castellammare), Ciro Borriello (Torre del Greco) e Giosuè Starita (Torre Annunziata), che hanno scritto una lettera aperta per rendere pubbliche le loro preoccupazioni per l’autunno nero che sta per abbattersi sulle loro città, che contano 200mila abitanti circa in totale e soffrono una camorra agguerrita e sanguinaria che controlla il mercato della droga e cerca di infiltrarsi nella rete degli appalti. Fino al punto di uccidere, per ragioni non ancora chiarite dalle indagini, un consigliere comunale stabiese del Pd.

Oggi venerdì 4 settembre è il giorno della protesta totale. Le tute verdi della Fincantieri di Castellammare bloccheranno la statale sorrentina. Mentre gli operai torresi si recheranno sotto Palazzo Santa Lucia, sede della giunta regionale campana. Nelle stesse ore, il leader nazionale di Idv Antonio Di Pietro e l’europarlamentare Luigi De Magistris incontreranno i lavoratori Fincantieri per discutere insieme una proposta di normativa comunitaria per concedere agevolazioni fiscali agli armatori intenzionati a rottamare le vecchie navi. Un piano che potrebbe riavviare, con l’ok di Strasburgo, il mercato cantieristico.

Come in una vecchia foto in bianco e nero di antiche lotte operaie, saranno i tre sindaci a mettersi alla testa dei cortei per la difesa del posto di lavoro. Immagine nitida di un Mezzogiorno che corre velocemente all’indietro. “Un Sud sempre più lontano – scrivono Vozza, Borriello e Starita – dall’agenda politica nazionale e dal palcoscenico mediatico”. “Tutte le aziende dell’area – ricordano – hanno fatto ricorso alla cassa integrazione, molti lavoratori sono in mobilità, l’indotto perde addetti”. Qualche numero: 800 lavoratori in cassa integrazione, 600 in mobilità. Tra pochi mesi potrebbero raddoppiare. Nel dettaglio: 100 dipendenti in mobilità alla Metalfer, scadenza a dicembre, poi saranno tutti licenziati; 400 lavoratori a rischio in seguito alla privatizzazione della Tirrenia; 14 licenziati presso la B-Ticino di Torre Annunziata, che potrebbe chiudere. “Ciò che preoccupa – affermano i primi cittadini – è il silenzio delle istituzioni nazionali, del Governo e del Parlamento. Segnali gravi che preoccupano non poco chi come sindaco ogni giorno si deve confrontare coi drammi e i problemi del territorio. Ma non possiamo più attendere”.