Gocciolano ormai domande dappertutto. Prima le 10 vecchie domande a Berlusconi poste da Repubblica, poi le nuove 10, stesso pulpito editoriale ripreso anche dalla stampa internazionale, infine qualche parodia delle stesse (anche qui, per quel Diavolo rossonero di un Berlusca, o per Bossi senior e junior), fino alle domande a Lippi, Ct della Nazionale su Cassano e dintorni. Insomma, per dirla secondo gli stilisti in un settore in cui siamo ancora leader, sembrano tornate di moda le domande, forse non trascurabile mattone su cui costruire qualunque edificio di informazione, comunicazione, persino pubblicità e propaganda. Si comincia infatti dal “perché” infantile del bimbo e si finisce ai 5 tormentoni una volta basilari per questa professione. Eppure certe volte basta anche una domanda sola. Prendete i tg e i gr di ieri, e tutta la stampa di oggi in prima pagina. C’è John Elkann che “si indigna per le falsità su suo nonno”, in un contorno di Gabetti, Grande Stevens e Guido Rossi, sostenendo con veemenza che “tutte queste vicende vanno affrontate nelle sedi adeguate e non sui media”.

Davvero? E allora la domanda, l’ unica, la madre di tutte le domande, è per lui, John Elkann, leader della Fiat designato dall’Avvocato nonno.

Caro John, ma secondo Lei allora a che cosa servono i media? Se non devono servire a informare sugli sviluppi, i retroscena, i punti di vista, i conti da regolare all’interno di una dinastia che nel bene e nel male ha fatto la storia d’Italia del XX secolo e continua a esserne componente importante, quale altro uso pensa se ne debba fare? Magari suonare la gran cassa se i dati di vendita sono buoni mettendo la sordina di stampa quando non lo sono? Con tutto quello che l’eredità Agnelli può dirci su come e dove finivano montagne di denari che secondo Lei non c’entravano nulla con la Fiat ma secondo altri potrebbero invece esserci entrati benissimo, direttamente o indirettamente, per scatole cinesi, di riffa o di raffa ecc. ecc.?

Ma se in realtà Lei ha affermato quello che ha affermato perché vuol dirci che non Le piacciono “questi” media, italiani o stranieri che siano, allora sia più chiaro, specie in tempi così bui per la libertà di stampa purtroppo preceduti da stagioni di ipocrisia sesquipedale che preparavano di conseguenza tutto questo buio. Se Lei, della cui levatura manageriale di ordine spaziale si fanno garanti figure che sono state attorno a Suo nonno per un’eternità, ci vuol dire la Sua sullo stato dell’informazione in Italia, pro Berlusconi, anti Berlusconi, di sopra di sotto, di lotta e di governo, sull’indipendenza della categoria e sulla qualità delle notizie e insomma su tutto ciò che orienta e dignifica una democrazia, perbacco, lo faccia, lo dica senza ambagi. E’ il momento, è partito bene, La stanno tutti a sentire ”come se fosse vero”. Magari ci fornisca anche, grazie a qualche consulente di buona memoria, elementi per ricostruire l’informazione italiana targata Fiat o anti-Fiat, secondo il modello da derby calcistico imperante.
 
Insomma, sia più chiaro John, si consulti eventualmente con Lapo, ci offra la Sua visione del mondo, di ciò che deve e non deve finire sui media. Le assicuro che Suo nonno di questo sapeva tutto, o perlomeno lo sapeva presto, di prima mattina, anzi all’alba quando tirava giù dal letto al telefono importanti giornalisti che si sentivano gratificati dal mettersi sull’attenti in pigiama, se il padrone chiamava. Lui di certo sapeva che cosa doveva e non doveva finire sui media. E Lei, caro John? Sa solo che “queste vicende vanno affrontate nelle sedi adeguate e non sui media”? Non è un po’ pochino per l’erede di simil casata ?