Piovono pietre contro la Lidl, il colosso tedesco della grande distribuzione organizzata che solo in Italia conta seicento punti vendita e dodicimila lavoratori molti dei quali, si presume, siano cattolici più o meno praticanti. Il fatto di cronaca è questo ed è avvenuto a Camporosso, in provincia di Imperia: è stato appeso, nel suo supermercato col logo giallo-rosso-blu, un poster che raffigura il vicino borgo di Dolceacqua. Fin qui tutto normalmente pagano. Solo che nella riproduzione manca un dettaglio fondamentale: il campanile e la facciata della chiesa Sant’Abate sono senza croce. Che fine ha fatto il locale simbolo supremo della cristianità, e della vita sociale nella penisola dalle metropoli alle frazioni di montagna? “L’immagine è stata acquistata da un database fotografico, e risale al 2005. Una semplice svista, di cui ci scusiamo” si è difesa la Lidl.

Ma è un po’ audace gridare all’errore tecnico, visto che è della foto-cartolina ufficiale del paese che parliamo. Per giunta amplificata in altezza e in larghezza e affissa, a mo’ di gigantografia, sulla parete di fronte alle casse. E le croci c’erano ovviamente pure prima del 2005. Una potatura con Photoshop e via? Un taglio netto per non indispettire i consumatori delle altre religioni, a cominciare da quelli musulmani, tra gli zoccoli duri della clientela Lidl a Camporosso e altrove? Forse una forma di marketing estremo, che ha mandato su tutte le furie il sindaco di Dolceacqua: “Mostrate foto che rispecchino la realtà. Se non volete le croci, piuttosto mettete il castello Doria. Sono liberi di fare come vogliono: ma non rovinino le foto, basta soltanto cambiare il soggetto“. E ha minacciato azioni legali ai piani alti della multinazionale del discount, presente nel Belpaese da un quarto di secolo. Immediata la solidarietà di Forza Italia e Lega.

“Da parte mia, e confido nel fatto che non sarò il solo a farlo, comunico che non intendo più acquistare nulla nei loro supermercati, almeno fin quando non verrà messa la parola fine a questa pagliacciata e sulle Chiese torneranno i Crocifissi, perché quello è il loro posto” le parole del capogruppo regionale azzurro Angelo Vaccarezza. “Un affronto non solo ai fedeli, ma a tutti i cittadini della Liguria. È vergognoso: vorremmo sapere se anche in Germania la Lidl applica la stessa strategia” ha commentato la sezione ligure del Carroccio. È scesa subito col carrello della spesa di guerra Giorgia Meloni: “Lidl ha avviato una campagna europea per togliere i simboli religiosi, quindi prima di tutto cristiani, dai suoi prodotti e dai suoi materiali pubblicitari per non urtare la sensibilità dei clienti non di fede cristiana. È una scelta che ci insulta e offende: speriamo che tutti i cristiani facciano sentire forte la loro indignazione e non entrino più in un supermercato Lidl”. Segue hashtag #boicottaLidl.

Un episodio simile era accaduto a settembre, e riguardava Santorini: dalle immagini sulle confezioni dei prodotti di un’azienda alimentare greca venduti in tutt’Europa, erano sparite, come per incanto o per un banale free software di fotoritocco, le croci dalle tipiche cupole blu della splendida isola dell’arcipelago delle Cicladi. Anche in quel caso, sostiene la Lidl, si era trattato di un errore. Politicamente corretto.