La street art, a Bologna, è famosa anche per le polemiche che la accompagnano. L’ultima, la più clamorosa, è quella creatasi dopo l’inaugurazione della mostra “Street Art. Banksy & Co. – L’arte allo stato urbano“, organizzata a marzo 2016 dalla Genus Bonomiae di Fabio Roversi Monaco. L’esposizione, a detta dello stesso Monaco, nasce per “salvare dalla demolizione e dall’ingiuria del tempo” alcuni dei graffiti disseminati per le strade di Bologna, trasformandoli in pezzi di museo. Ma molti writers non sono affatto d’accordo. Blu, uno dei più famosi, decide addirittura di cancellare tutte le sue opere dai muri della città, in segno di protesta. Per annunciarlo, gli bastano tre righe sul suo blog:

A Bologna non c’è più blu

e non ci sarà più finchè i magnati magneranno

per ringraziamenti o lamentele sapete a chi rivolgervi 

La street art, sostiene il writer di fama internazionale, appartiene alla strada, a tutti, o a nessuno. Non a Fabio Roversi Monaco, non a qualsiasi altro accademico o imprenditore, né a chiunque voglia trasformarla in un’attività a scopo di lucro. Il messaggio arriva forte e chiaro. Molti altri street artist lo condividono. Ma nessuno, a parte Blu, cancella le proprie opere.

Oggi, a oltre un anno di distanza, quel che resta di quella polemica sono le opere d’arte che ancora campeggiano sotto le Due Torri, molte delle quali raccolte in questo breve video.  Il loro museo continua ad essere la strada. E l’ingresso, è rigorosamente libero.