Attorno a Gianluca Vacchi e alle sue disavventure finanziarie si è alzato il solito polverone social, il chiacchiericcio poco informato che si lancia in interpretazioni sociologiche e culturali senza partire dalla domanda fondamentale, l’unica che conta davvero: quanti soldi ha Gianluca Vacchi? Sul Corriere della Sera di venerdì, Mario Gerevini prova a fare ordine in un lungo articolo che disegna con perizia la mappa delle società e della partecipazioni di Mister Enjoy. Cominciamo col dire che i problemi degli ultimi giorni deriverebbero da “un presunto inadempimento da 8,5 milioni”.

“Quasi 10 anni fa, – si legge nel pezzo di Gerevini – la Popolare Verona (oggi Banco Bpm) erogò 30 milioni alla First Investments di Vacchi per un piano di investimenti in quote di altre aziende”. Peccato, però, che gli investimenti non siano stati molto fruttuosi: l’azienda di orologi w.w.world è fallita, e la Finvetro “non ha portato i ritorni attesi”. Da qui gli 8,5 milioni di debito, scaduto nel 2012 e che ha portato, dopo una pronuncia giudiziale a favore dell’istituto bancario, al pignoramento sui beni di Vacchi.

La vera cassaforte dell’imprenditore-viveur sarebbe la lussemburghese Cofiva, attraverso la quale controlla anche una parte dell’azienda di famiglia, la Ima, gestita dal cugino Alberto e impresa solida (1,3 miliardi di ricavi, 93 milioni di utili, 3,2 miliardi di valore di borsa). Gerevini precisa, però, che le quota in mano al novello dj ammonterebbero all’8-9%, non al 24% come erroneamente scritto fino a oggi, er un valore che comunque si aggira attorno ai 280 milioni. Bene, bravo, bis. Ma anche no, perché sono azioni della controllante, non dell’Ima direttamente, dunque non immediatamente realizzabili.

I dividendi di Ima sono puntuali e ricchi (quest’anno 5-6 milioni, si legge sul Corriere) ma Gerevini sostiene che l’impero di Gianluca Vacchi non è ancora riuscito a trovare “un punto di equilibrio” tra introiti della Ima e debiti con le banche. E forse non tutti sanno che Vacchi è maggiore azionista di un’azienda di bitume in Friuli Venezia Giulia, un’azienda che va bene, fattura 11 milioni (quasi tutti in Nord America) ma le cui azioni sono state prese in pegno da Unipol a fronte di un altro debito rinegoziato che scadrà nel 2020.

Questo è il quadro delle attività imprenditoriali di Gianluca Vacchi. Del capitano di industria Vacchi, non della social star/viveur/dj/tombeur de femme/eterno Peter Pan. Il confine tra i due volti del Nostro è sempre più labile e urge trovare un equilibrio anche su questo fronte, non solo tra debiti e introiti.