Una procedura di infrazione diretta dall’Unione Europea al Governo italiano per negligenza sulle indagini a carico dei diesel FCA, e il Ministro dei Trasporti Delrio che minaccia di avviare una compagna di risarcimento contro VW se “necessario” (a far passare i bollori della UE): ci eravamo lasciati così nell’ultima puntata del derby fra Italia e Europa sul caso emissioni FCA, onda lunga dello tsunami dieselgate.

L’iter burocratico della vicenda sta andando avanti: l’Italia ha inviato una prima risposta ai quesiti della UE circa le presunte irregolarità nei dispositivi di controllo delle emissioni di alcuni modelli con motore a gasolio. Un documento che la UE “analizzerà con attenzione” prima di decidere se lasciar decadere la procedura di infrazione o perseguirla.

Queste ultime notizie arrivano a poche ore dalle maxi campagne di richiamo volontarie indette da Mercedes e Audi per i modelli con motore turbodiesel Euro 5 ed Euro 6. Un aggiornamento software, concordato con le autorità tedesche, che servirebbe a rendere ancora più “puliti” motori che, secondo i costruttori, sarebbero già a norma di legge. La volontà è quella di rassicurare il mercato sulla validità tecnica del diesel come soluzione al problema dell’inquinamento. Il numero uno del gruppo Vw Matthias Muller docet.

Rassicurazione che hanno convinto solo a metà la commissaria UE al mercato interno, Elzbieta Bienkwoska: “Sembra che non sia ancora stato toccato il fondo dello scandalo delle emissioni. Dobbiamo rimuovere le auto non a norma dal mercato e dalla circolazione il prima possibile”. Anche se la Bienkwoska ha auspicato “ulteriori misure volontarie del settore automotive per ridurre rapidamente le emissioni NOx della flotta diesel esistente in Europa”, sulla scia di quanto fatto da Audi e Mercedes.

Tuttavia la linea della Bienkwoska rimane quella dura: la commissaria ha infatti scritto una lettera ai Ministri dei Trasporti dell’Unione invitandoli ad affrontare con maggiore rigore il problema delle auto diesel fuorilegge ed eventualmente vietarne la circolazione nei centri urbani. La Bienkwoska sogna inoltre un’agenzia europea per le omologazioni dei nuovi modelli, oggi affidate ai singoli stati membri. Questi ultimi tuttavia non vogliono sentirne parlare per il momento: che cerchino di coprire qualche marachella dei costruttori nazionali? Tutto questo in attesa della (presunta) rivoluzione elettrica, tanto vicina a parole ma dannatamente lontana nei fatti.