Proviamo a riassumere e ragionare. Che un esaltato con bandana faccia apologia di fascismo al lido di Chioggia è una notizia? Sì, da pagine interne, cronaca, costume, nulla di più. Il fatto acquista valore se viene sbattuto in prima pagina con autorevoli commenti da uno dei più importanti quotidiani italiani. Voglio dire: non è il fatto in sé diventa importante, ma proprio che venga – irragionevolmente – amplificato.

Insomma, perché il lido fascistoide di Chioggia, conosciuto da tempo, arriva sulle prime pagine dei giornali? Renzi era sotto scacco da giorni per le continue gaffe; l’ultima sugli immigrati snaturava e snatura l’essenza stessa del Pd (ha ragione Salvini: il Pd ci copia, meglio l’originale).

Era in difficoltà Renzi, urgevano servizi – il termine è polisemantico – per distogliere l’opinione pubblica dall’argomento scabroso. Eccolo, allora, il dibattito sul pericolo fascista, utile ad oscurare il cinismo sull’immigrazione.

Intendiamoci, che il segretario del Pd faccia il suo gioco e tenti di uscire dall’angolo in cui si è cacciato è normale. Si capisce meno che i grandi giornali si adeguino e occultino fatti pesanti come un macigno – Consip, per dire – e l’arroganza di chi pretende il silenzio su intercettazioni, cerchi magici, appalti miliardari, babbi troppo indaffarati, eccetera. Questo disturba: che i grandi giornali siano al servizio. E ci raccontino la favola che oggi – oggi – il problema urgente sia (e giù pagine intere) l’esaltato del lido di Chioggia. Suvvia, non scherziamo.

Lo dico soprattutto a Michele Serra, che, adagiato sull’Amaca, tenta l’impossibile: nobilitare una campagna di stampa nata per mettere in secondo piano fatti più gravi. Giorno 11 luglio scrive: “Il giornalismo serve ancora a qualcosa, se è stato un articolo su Repubblica a rendere pubblica l’esistenza di una spiaggia fascista a Chioggia”.

No, caro Serra, “il giornalismo serve a qualcosa” – guai a dimenticarlo – se tiene viva l’attenzione sui problemi veri del Paese. E’ grave che qualche vigliacco deturpi il busto di Falcone? Certo, ma è più grave che la maggioranza approvi leggi che favoriscono i mafiosi.

E’ grave l’esistenza di un lido fascista? Certo, ma è più grave inondare i giornali e tacere della Boschi che si occupa della banca Etruria. Eccetera. Spiace che i 5Stelle siano caduti nella trappola: M5S e Lega contro la legge antifascista (10 luglio). E’ il titolo che Repubblica sognava e – con metodo – preparava da tempo. Urge rivedere con più attenzione il concetto di equidistanza: non si può lasciar credere che il Movimento sia posizionato a destra, sarebbe un disastro. Se anche Maurizio Viroli, sul Fatto quotidiano (19 luglio) scrive: “Grillo non ha capito che l’antifascismo è il principio che ispira la nostra Costituzione”, bisogna fare chiarezza nella strategia comunicativa.

Post scriptum. Stefano Cappellini, sempre su Repubblica (13 luglio), bacchetta Renzi per gli attacchi a Letta: “Talvolta viene da pensare che a Renzi, più che le alleanze, stiano in uggia le relazioni. Ma, per un leader di partito, non è un problema di galateo. E’ un problema politico”.

Si continua a non capire. Il segretario del Pd è attento alle “relazioni” più di quanto s’immagini: ha scelto da tempo con chi relazionarsi (Marchionne e il Caimano), questo è il punto; chi l’ostacola non è un avversario, è un nemico. Occorre leggere in questa chiave gli ultimi quattro anni di politica italiana. Renzi è cinico, zero sentimenti e spazio solo ai risentimenti, come mostra il suo Avanti, che guarda in verità anzitutto al passato per riscriverlo con inchiostro intriso nella menzogna.