Con un’annata così ricca di grandi serie tv, le nomination ai prossimi Emmy (gli Oscar della televisione americana) non potevano che comprendere grandi capolavori dell’età d’oro della serialità televisiva, con categorie di attrici e attori nominati da far impallidire gli Oscar. Cominciamo con il bottino portato a casa dai vari network, con Hbo a fare la parte del leone con 110 candidature, seguita dalla sempre più affermata Netflix con 91. Più staccate NBC (60 nominations) e Fox (27). Ma andiamo per ordine, partendo dalla categoria più prestigiosa, quella delle serie drammatica. Le sette nominate per i prossimi Emmy sono Better Call Saul, The Crown, The Handmaid’s Tale, House of Cards, Stranger Things, This is us e Westworld. Tra le commedie, invece, si contenderanno l’Oscar della tv Master of None, Modern Family, Silicon Valley, Unbreakable Kimmy Schmidt, Veep, black-ish e Atlanta. I programmi tv più nominati sono stati il Saturday Night Live (che ha sfruttato alla grande l’esplosione del fenomeno Trump grazie all’imitazione irresistibile di Alec Baldwin) e Westworld con 22 canditature, seguiti da Stranger Things e Feud: Bette and Joan con 18 e Veep con 17. C’è anche un po’ d’Italia nell’edizione che si svolgerà il prossimo settembre, anche se meno di quanto si sperava. Due, infatti, le nomination per The Young Pope di Paolo Sorrentino: una per la migliore fotografia e una per la scenografia. È comunque un risultato importante, visto che si tratta delle prime candidature agli Emmy per una produzione italiana (con la Wildside di Lorenzo Mieli al fianco di colossi come Sky, Hbo e Canal+).

Tra le serie drammatiche, dunque, la sfida è apertissima. I fenomeni di questa stagione, accanto a serie già avviate come House of Cards o Better Call Saul, sono stati tanti e molto diversi tra loro. Se The Crown, ad esempio, è il racconto efficace dei primi anni di regno di Elisabetta II d’Inghilterra (con un monumentale John Lithgow nei panni di Winston Churchill), The Handmaid’s è la splendida riduzione televisiva del romanzo distopico della scrittrice femminista Margaret Atwood. In un’America dominata da un regime di fanatici religiosi e in un mondo con sempre meno donne fertili, le poche rimaste vengono utilizzate come strumenti di procreazione per coppie ricche e potenti. Distopico, futuribile e disturbante è anche Westworld, parco a tema in cui androidi creati per divertire gli umani acquistano consapevolezza di sé e iniziano una ribellione pericolosa. Di Stranger Things si è già detto molto, visto che la serie soprannaturale di Netflix, intrisa fino al midollo di riferimenti anni Ottanta, è diventata un fenomeno di culto e ha segnato il ritorno in grande spolvero di Winona Ryder, mentre This is us è forse il caso più interessante, visto che non fa leva su grandi colpi narrativi ma racconta magistralmente l’evoluzione nei decenni di una famiglia normalissima.

Tante le conferme, invece, sul fronte delle commedie. A parte la novità Atlanta, il parco dei nominati va dalla comicità di Aziz Ansari in Master of None all’ormai collaudata Modern Family, passando per Silicon Valley, lo spassosissimo Veep, l’assurdo Unbreakable Kimmy Schmidt e il politicamente scorretto black-ish. Tra le miniserie, spiccano le candidature di Big Little Lies (altro grande successo della stagione), Fargo, FEUD: Bette and Joan (sulla rivalità tra Bette Davis e Joan Crawford), Genius (la prima serie di National Geographic con un bravissimo Geoffrey Rush nei panni di Albert Einstein) e The Night Of. Tra i film per la tv, tra gli altri, per Sherlock: the lying detective e San Junipero, uno degli episodi (non certo il migliore) della nuova stagione di Black Mirror su Netflix. Da far tremare le vene ai polsi, poi, il lungo elenco di canditati nelle numerose categorie attoriali. Tra gli attori protagonisti di una commedia, se la vedranno Zach Galifianakis (Baskets), Aziz Ansari (Master of None), Jeffrey Tambor (Transparent), William H. Macy (Shameless), Anthony Anderson (black-ish) e Donald Glover (Atlanta).

Tra le donne, è aperta la caccia a Julia Louis-Dreyfus, che dal 2012 vince ininterrottamente il premio per l’esilarante personaggio di Selina Meyer in Veep. A contenderle la statuetta, le immortali Jane Fonda e Lily Tomlin per Grace & Frankie, Allison Janney per Mom, Ellie Kemper per Unbreakable Kimmy Schmidt, Tracee Ellis Ross per black-ish e Pamela Adlon per Better Things. Sul fronte dramma, tra gli attori protagonisti troviamo Kevin Spacey (House of Cards), Bob Odenkirk (Better Call Saul), Liev Schreiber (Ray Donovan), Milo Ventimiglia e Sterling K. Brown (This is us), Matthew Rhys (The Americans) e sir Anthony Hopkins per Westworld. Tra le protagoniste femminili, tanti nomi da urlo come Robin Wright (la Claire Underwood di House of Cards), la fresca di Oscar Viola Davis (Annalise Keating in Le regole del delitto perfetto), Evan Rachel Wood (Dolores in Westworld), Claire Foy (nei panni di Elisabetta II in The Crown), Elisabeth Moss (bravissima nei panni di Offred/June in The Handmaid’s Tale) e Keri Russell (Elizabeth in The Americans).

Ma le categorie che fanno somigliare i prossimi Emmy agli Oscar sono quelle di attore e attrice protagonista in una miniserie o film per la tv, visto che tra gli uomini troviamo Ewan McGregor (Fargo), Geoffrey Rush (Genius), John Turturro (The Night Of), Benedict Cumberbatch (Sherlok: the lying detective), Robert De Niro (The wizard of lies) e Riz Ahmed (The Night Of). Ancora più di livello la gara tra le donne: Nicole Kidman e Reese Witherspoon per Big Little Lies, Jessica Lange e Susan Sarandon per Feud: Bette and Joan, Felicity Huffman per American Crime e Carrie Coon per Fargo. Tra le decine di canditati come attori e attrici non protagonisti delle varie categorie, segnaliamo solo l’ormai lanciatissima Millie Bobby Brown, interprete del personaggio di Eleven in Stranger Things. La golden age della serialità televisiva americana sembra davvero non voler finire più. E finché dura sarà meglio godercela, visto che negli ultimi anni le serie tv hanno raggiunto livelli qualitativi da fare invidia anche a molti film hollywoodiani per il cinema.