La sciabolata, per nulla morbida, arriva nella mattinata di venerdì su Dagospia: Sandro Piccinini, voce storica del calcio Mediaset, sarebbe pronto a lasciare il Biscione alla fine della prossima stagione televisiva per approdare su altri e non ancora precisati lidi. Sarebbe davvero un colpo pesante da assorbire per Mediaset, visto che da trent’anni Piccinini è la voce per eccellenza del calcio, complice anche un campionario di frasi ormai diventate cult tra gli appassionati italici del pallone. Ma l’abbandono di Piccinini sarebbe innanzitutto il sintomo di una tendenza non proprio rassicurante per il calcio Mediaset. Dalla stagione 2018/2019, Premium perderà la Champions League, da poche settimane tornata a Sky (che già trasmetteva, e continuerà a trasmettere, l’Europa League). L’esclusiva degli ultimi anni non è stato un investimento particolarmente fortunato per la pay tv di Cologno, visto che gli abbonamenti sono stati meno di quanto previsto e sperato. E dopo che la trattativa per il passaggio della piattaforma ai francesi di Vivendi è saltata, sul futuro di Premium aleggia una incognita enorme e difficile da sciogliere.

“La nuova linea editoriale di Premium, – si legge su Dagospia – comunicata di recente dallo stesso Piersilvio agli azionisti (formula più leggera, rinnovamento e contenimento dei costi, meno centralità al calcio, fino alla possibile rinuncia totale dei diritti)  stanno accelerando un finale di partita che era già nell’aria tra l’azienda e la sua voce copertina del pallone”. Una austerity obbligata che però rischia seriamente di ridimensionare sin troppo le prospettive future di Premium, che forse negli ultimi anni ha fatto il passo più lungo della gamba. Perdere Piccinini rappresenterebbe anche un passaggio simbolicamente importante, perché il giornalista e telecronista di “ ‘ccezionale” e delle sciabolate di varia natura è il simbolo per eccellenza del rapporto lungo e consolidato tra Mediaset e il calcio, senza il quale verrebbe meno il senso stesso di Premium.

Ma Piccinini, su Twitter, ha cinguettato in maniera prudente e attendista, senza però negare gli scenari paventati da Dagospia: “Leggo su Dagospia news sul mio futuro. Ma sono appena tornato da una vacanza, con l’azienda parlerò solo lunedì. Vi tengo aggiornati!”. Qualora dovesse concretizzarsi il divorzio, secondo molti la destinazione naturale del telecronista sarebbe Sky, come peraltro già successo con Guido Meda quando i diritti del Motomondiale erano passati alla pay tv di Murdoch. Dalle parti di Rogoredo ci sono ancora soldi da spendere, a Cologno la situazione è molto diversa. Ma come mamma Rai alla fine è riuscita a trattenere i suoi volti più rappresentativi anche per non dare la rappresentazione plastica di un declino preoccupante, così Mediaset dovrebbe tentare di resistere e di restare a galla in un settore come lo sport che per trent’anni è stato uno dei suoi punti di forza.