Matteo Renzi e il sindaco Beppe Sala fianco a fianco seduti in prima fila, il ct di volley Mauro Berruto che spiega desiderio, passione e fare squadra dal palco. La prima giornata dell’assemblea dei circoli Pd a Milano (Italia 2020) è una scena che lascia un po’ straniti. Intorno le polemiche per la guida del segretario, la legge elettorale ancora rinviata, il lancio di un giornale in piena crisi de l’Unità. E dentro il tentativo (stanco) di raccontare un’altra storia. L’unico che fa rumore è Sala, l’ex pupillo all’improvviso di nuovo sulla scena: “Lo dico con franchezza, quasi con brutalità: non è che arriviamo de plano alle Politiche e le vinciamo. Noi abbiamo avuto una sconfitta e anche dura“. Renzi parlerà, ma solo al termine della due giorni e intanto usa Facebook per dare il suo primo segnale: “No a inseguire polemiche astratte e fumose che interessano solo agli addetti ai lavori”. Risponde un po’ a tutti, da Romano Prodi a Dario Franceschini, ma anche agli ex che da fuori criticano la deriva dem. A tutte queste anime parla ufficialmente il segretario Maurizio Martina che, aprendo i lavori, respinge l’ipotesi di fare nuove primarie, così come ipotizzato da alcuni nei giorni scorsi: “Non sarebbe pensabile aprire un secondo tempo del congresso. Non sarebbe comprensibile che si ricominciasse daccapo. Non possiamo permettercelo. Sarebbe sbagliato per tutti noi”.

Video di F.Baraggino e A.Sarcinelli

A fare l’intervento più agguerrito, e già questo basta a sintetizzare la giornata, è proprio il sindaco di Milano Sala. L’ex pupillo renziano, quello che poi si è piano piano allontanato (chi per primo si era allontanato da chi difficile stabilirlo) dal Giglio magico e quello che ha sfilato da solo nella marcia pro migranti organizzata da suoi e mezza disertata dai dirigenti Pd. E’ lui che dal palco chiede più “cattiveria” a un Partito democratico a cui continua a non essere iscritto. Lui dal palco ha il coraggio di fare una specie di analisi del voto: “Alle Amministrative, ovunque mi dicevano che c’era stato Salvini e che è tornato anche dopo: facciamoci tutti un esame di coscienza, in certi momenti bisogna essere lì. Noi abbiamo avuto una sconfitta e anche dura”, ha detto Sala, sostenendo fra l’altro che la scelta dei candidati sindaco non sempre è stata all’altezza. “Non sono qui a dire che è finita l’epoca delle primarie. Ma se diventiamo campioni del mondo del metodo ma non mettiamo i candidati più competitivi nella condizione di combattere, ci facciamo del male. Dobbiamo cercare una fondamentale discontinuità che non rinneghi nostri valori ma ci consenta di andare avanti”. Sala rivolto a Renzi propone la soluzione di ripartire da Milano: “Da Milano può ripartire molto del Pd. Matteo, valorizziamo questi ragazzi di Milano, che sono forti forti”. Il sindaco è convinto che il Pd, con qualunque legge elettorale, deve avere la profonda volontà di essere il primo partito, anche di un solo voto sugli altri”. Quindi l’invito a riflettere sugli “errori” che rischiano di far perdere le prossime elezioni: “Lo dico con franchezza, quasi con brutalità: non è che arriviamo de plano alle Politiche e le vinciamo. Gli elettori di centrosinistra a volte li vedo far fatica a difendere al lavoro o al bar il Pd”. Secondo Sala, “l’elettore emiliano o romagnolo di famiglia comunista che ha votato Lega non è che ha votato Lega alle Amministrative e voterà noi alle Politiche, non è così”. Quindi, a suo avviso, bisogna lasciare meno soli i sindaci a dire che “non stiamo toccando i diritti degli italiani” di fronte a quelle che ha definito “due ossessioni degli elettori: immigrazione-sicurezza e lavoro”.

Renzi su Facebook prima si associa al carro di chi critica lo stop alle cure del piccolo Charlie, affetto da una malattia incurabile e comunque senza speranze, e poi fa un post con un elenco di “promesse” a suo dire mantenute: “Oggi ultimo giorno di Equitalia, domani arriva la quattordicesima per chi ha la pensione al minimo: quando annunciai queste due misure in tanti sorrisero ironicamente. Erano promesse, ora sono realtà”. Parla quindi di crescita e lavoro con toni trionfali: “Come è realtà la crescita economica del Paese e l’aumento dei posti di lavoro: più 854.000. Vorrei che parlassimo di questo, cercando di migliorare ciò che va migliorato ma senza inseguire polemiche astratte e fumose che interessano solo gli addetti ai lavori”. Quindi il lancio del nuovo progetto editoriale: “Per questo da oggi è nato un foglio di collegamento digitale, per questo ci vediamo a Milano tra qualche ora con i circoli, per questo faremo la campagna elettorale parlando di contenuti e di idee. Solo di questo. Avanti, insieme”.

Il vicesegretario Martina va in avanscoperta sul palco e critica “le polemiche quotidiane”. Ma soprattutto nega qualsiasi possibile eventualità che si torni al voto delle primarie per scegliere il candidato presidente del Consiglio. “L’attualità del Partito democratico”, ha detto nel suo intervento dal palco, “sta su queste frontiere, non nella polemica quotidiana da transatlantico. Se si comprendesse meglio la portata di queste sfide si capirebbe anche che senza il partito democratico l’argine alle forze populiste e antisistema sarebbe molto più fragile. Perché rimane proprio il Pd il primo argine a queste derive e bisognerebbe esserne tutti un pò più consapevoli. Ecco perché non ci può essere centrosinistra senza partito democratico. Ecco perché a noi non interesserà mai la logica nel nemico-vicino. Sia chiaro che non ci definiremo mai contro qualcuno, ma sempre per qualcosa. Per questo ha fatto bene il segretario a indicare l’orizzonte Italia 2020”.