Siccome nell’Eugénie Grandet, Balzac mette in guardia dall’adulazione (“Non appartiene alle anime grandi, ma è appannaggio di quelle meschine. L’adulazione presuppone un interesse“), non diremo a Stefano Rodotà che moltissimi rimpiangono la sua mancata elezione al Colle. Ma forse è solo la verità dire che ora, nei tempi delle riforme costituzionali last minute, l’Italia avrebbe bisogno di quel garantismo che è stata la cifra di una lunga esistenza. E che viene da lontano. “L’unico momento in cui mi sono visto riconoscere una sorta di continuità genetica con l’origine arbëreshe dei miei avi fu quando Cesare Luporini mi disse: ‘Ho capito tutto questo tuo garantismo, vieni da una minoranza oppressa’. Anche se non posso dire di essermi portato dentro un pezzo di quella cultura“. Soprattutto ci sono i libri, nei ricordi del professore. Una casa, quella dei nonni a Cosenza, invasa da volumi catalogati, stanza per stanza, in ordine cronologico. “Da ragazzino, li divoravo, soprattutto quelli di varia letteratura, storia e filosofia. Quelli di diritto invece li snobbavo proprio”.