Il web è ormai presente in ogni tipologia di rapporto: il virtuale e il reale dialogano e si scontrano fino a confondersi l’uno nell’altro. Quando si conosce una persona, si può vedere se e cosa è presente su di lei su internet, se ha un profilo social, come lo usa e, se lo usa nella media, prendere tutte le informazioni volute, queste poi potrebbero guidare atteggiamenti e futuri comportamenti nei suoi riguardi. Se si ha il suo numero di telefono, si interagisce con i sistemi di messaggistica, in modalità diverse dal vis a vis, che dilatano o restringono i tempi utili a una reciproca conoscenza. Le distanze si accorciano, l’essere vicini muta forma, le forme di contatto sono multiple, ma private dei sensi, occhi, odori, mani, orecchie, sapori che, nell’etere, non hanno valenza, in quanto tutto viene mediato ancor prima dal mentalizzare ogni scambio.

Ci sono persone che ancora resistono a tutto questo: non hanno un profilo Facebook, Whatsapp o altro, ma sono poche, anche se caparbie, per resistere alle lusinghe dei social e affini. Loro hanno fatto dell’esclusione una scelta: pochi per fare numero, molti per manifestare la qualità delle intenzioni. L’autoescludersi dal virtuale è a buon diritto una capacità, scegliere di dar valore alla propria intimità, darle pudore. Anche se sono una minoranza non rappresentativa, ricordano che il necessario di oggi è il superfluo di ieri. I social radono al suolo l’espressione “per pochi intimi”, ma i pochi intimi sono una moltitudine ormai.

Il web non si controlla, ogni intenzione in proposito è illusoria, una volta che vi si è avuto accesso. Una delle finalità per cui il virtuale esiste è quella di non poterne avere il controllo, ma farsi da esso controllare. È tutto più facile, è tutto più a portata di occhio e di clic, ma si paga un prezzo e ha a che fare con la libertà, di cui rimane potente l’illusione, ma non la consistenza. Basta pensare di essere liberi, non esserlo. Io faccio parte di una generazione che ha comunque vissuto i suoi primi 20 anni senza telefonino e senza internet, anche se quasi fatico a ricordare come si viveva quando ci si incontrava e ci si organizzava senza dover fissare tramite messaggi,  ci si ritrovava senza problemi nei soliti posti, i gruppi non erano su Whatsapp, ma sulla strada, a scuola, a casa, in parrocchia, da un amico. Un mondo che esisteva e funzionava.

La rete è una comodità diventata dipendenza, provate a stare forzatamente senza qualche giorno (cosa che, so già, non farete), per non dire qualche ora, più di qualcuno potrebbe sentirne una mancanza simile a un’astinenza. Il web è ineducabile, per quanto ci si sforzi, ecco perché ad esserlo  sul suo utilizzo sono solo le persone che lo adoperano. È come per un coltello, che può essere usato sia per tagliare il pane sia per infilzare una persona: non è certo colpa dell’utensile, ma di chi lo utilizza. Nel mio mestiere, in colloquio con le persone, osservo come il ruolo di internet estremizzi le relazioni, aumentano le possibilità di incontri, di tradimenti virtuali e reali, le forme di controllo, le gelosie giustificate, ma soprattutto quelle ingiustificate, i fraintendimenti.

La tentazione di guardare il telefonino o i profili del partner, dell’amico, del parente è forte e lo è anche la tentazione di aprirsi a nuove possibilità “di nascosto”. Ma, ripeto, non è il mezzo ad essere preoccupante, ma come lo si utilizza.  Questo ha a che fare anche con una migliore conoscenza e gestione delle emozioni, perché sono queste ad essere esacerbate e a rimanere più scoperte a causa della rete. Ma il web può diventare un’occasione per conoscere meglio i propri limiti, guadagnare qualcosa di nuovo attraverso quello che si è perso non è impensabile, ma bisogna che chi nasce in un contesto dove tutto lascia pensare che di internet non si possa fare a meno, abbia l’esempio di chi sa che è possibile vivere senza di esso, senza che questo pregiudichi la qualità delle relazioni.

La scuola risulta sempre un luogo privilegiato. L’intervento psicologico non agisce solo su un eventuale malessere, ma ha tutte le carte in regola per poterlo prevenire e i malesseri dati dal virtuale purtroppo sono fin troppo reali. Vedo crescere l’attenzione, negli istituti scolastici, verso aree che non siano solo quelle del sapere e questo è un bene e lo è anche capire che tutto quello che vi si insegna di diverso dalle materie ha forti collegamenti che devono essere evidenziati. Emozioni, bullismo, cyberbullismo, educazione al rispetto delle differenze, all’utilizzo della rete parlano solo di diversi aspetti di una buona educazione.