Secondo il recente rapporto Istat, in un’Italia sempre più caratterizzata dalla disuguaglianza economica e sociale, dedicarsi al volontariato è un lusso, roba da ricchi o per lo meno da benestanti. Meglio ancora se tendenzialmente anziani, ergo appena rottamati o – nel casi più fortunati – pensionati. A questa fotografia, sicuramente veritiera, all’insegna della fredda statistica, vorrei però aggiungere una considerazione personale.

Non vorrei che questo evidenziare il privilegio di chi ha la possibilità di dedicarsi agli altri fosse la solita scusa per togliersi ogni responsabilità. Perché, se è vero che molte persone sono state declassate nel reddito e nell’ambito lavorativo, è anche vero che si può trasformare questa crisi in un’opportunità. Da anni guadagno infinitamente meno di prima, da anni coi miei romanzi, le collaborazioni giornalistiche e le ospitate tv, raggiungo un reddito che basta appena a me stessa.

Non ho figli da mantenere all’università, né un esoso mutuo da pagare. Con mio marito abbiamo scelto un tenore di vita che ci assomiglia, forse di lusso, per certi parametri, ma sicuramente da fricchettoni per i parametri di chi il lusso lo frequenta sul serio. Però, da quando ho scelto di impegnarmi con Oxfam, di dedicare parte del mio tempo alla giusta causa dell’abolizione della fame del mondo (e anche della nuova povertà in Italia) sono decisamente più realizzata.

Meno stressata sugli esiti delle mie performance professionali e assai più ricca, umanamente. Che poi è quello che conta, quando non si ha il problema della sopravvivenza. Di gente come me ce n’è tanta, in giro: siamo meno giovani di prima e meno “di successo”. Ma possiamo dare tanto agli altri, migliorando noi stessi. Infine, vorrei raccontare che cosa faremo per esempio con i soldi raccolti con la campagna solidale Un pezzo alla volta che si è appena conclusa in Rai. Costruiremo tante situazioni come il centro di ascolto al quartiere Le Piagge, alla periferia di Firenze.

A Le Piagge sono stata un mese fa a girare una pillola per la raccolta fondi: lì ho potuto constatare come uno sportello dove chiedere informazioni pratiche su lavoro, salute e servizi sociali possa fare la differenza. Come un doposcuola per i bambini delle elementari e delle medie, corsi di ginnastica per gli anziani, corsi di arti marziali per gli adolescenti, una web radio dove adulti e ragazzi si confrontano, portino entusiasmo e speranza di un futuro migliore anche nelle famiglie a rischio povertà assoluta (qui vivono circa 2.500 persone e il reddito medio di una famiglia non arriva ai 600 euro al mese).

E ho potuto immaginare quante realtà come queste potremmo costruire con un minimo di generosità (che è anche voglia di fare oltre che di dare): perché il degrado è sempre unito alla solitudine e si combatte solo rimboccandoci le maniche, insieme. Perché la partecipazione è l’essenza del volontariato, che non è un privilegio da ricchi, ma da ricchi di umanità.