Scusate la presunzione, ma questa volta voglio usare il mio blog per aprire un dibattito a partire da una domanda, una domanda vera, non retorica, a cui dare risposte vere, non giudizi sommari. Per cui possono tranquillamente astenersi coloro che avevano già capito tutto, quelli che aggrediscono il resto del mondo, quelli che mi manifestano il loro disprezzo perché insegno storia della televisione (chissà poi perché, non è mica un reato).

Veniamo alla domanda che mi è sorta “vedendo” il discorso di Renzi ai suoi sostenitori dopo la vittoria alle primarie. Tralascio (ma non lo posso nascondere) il fastidio procuratomi dalla visione in prima fila della Boschi bamboleggiante, di Gennaro Migliore digitante, di un giovanissimo con aria da primo della classe plaudente a rappresentare i sedicenni coinvolti nel voto. Tralascio anche alcuni argomenti proposti da Renzi, la celebrazione dei successi del suo governo: quelli veri come la legge sulle unioni civili e quelli fasulli come i settecentomila posti di lavoro, creati dal Job’s act, una palla enorme come ha subito fatto notare il giornalista Massimo Giannini.

Mi concentro per arrivare alla domanda su un punto fondamentale del suo discorso, quello delle future alleanze, un punto centrale per definire la natura e l’azione del Pd tornato nelle sue mani. Ebbene avete presente cosa ci ha detto su questo tema assai complesso? Non ha detto nulla di Berlusconi, di Alfano, di Verdini, di Bersani, di Pisapia. Ci ha detto che i suoi alleati sono i militanti che hanno sacrificato il loro tempo per organizzare i gazebo anche sfidando il dileggio (ma di chi?). Che suoi alleati sono coloro che partecipano alla vita politica con passione e altruismo per migliorare la vita del paese. Che sono quelli che operano nelle periferie per portarvi cultura e servizi. Che il suo miglior alleato è il popolo che ci ha dato questa straordinaria prova di democrazia.

Dopo di che da qualche ora mi frulla in testa una domanda su cui vorrei avere risposte serie, pacate, ragionate e ragionevoli, magari argomentate: ma questo non si chiama populismo?