La scelta del Pd di disertare la tradizionale manifestazione del 25 aprile a Roma rappresenta un evento per certi versi storico. Essa infatti segna la rottura definitiva tra Partito democratico da un lato, resistenza e antifascismo dall’altro. In modo ridicolo, Matteo Orfini, personaggio il cui contributo alla democrazia italiana pare sia consistito nell’aver fatto una volta da “sparring partner” a Renzi alla Play Station e nell’avere (con scarsi risultati) preso le redini di un Pd romano infettato a fondo da Mafia Capitale, usa come pretesto la mancata partecipazione della Brigata Ebraica.

Ma si tratta per l’appunto di un pretesto bell’e buono. Sembra piuttosto che il motivo della diserzione del Pd sia la volontà di chiudere i conti con l’Anpi, che si è schierata coraggiosamente con chi ha respinto il tentativo di Renzi & co. di snaturare la Costituzione repubblicana.

Come si fa del resto a negare l’esistenza di un legame ben preciso fra il 25 aprile e i popoli in lotta per la loro liberazione? Palestinesi in primo luogo, certamente contro un regime appoggiato dall’estrema destra israeliana che ben si può definire fascista. Ma anche i kurdi, che continuano la loro lotta contro il regime fascista di Erdogan (che per fortuna ha appena rilasciato Gabriele Del Grande), cui non basterà un referendum taroccato e svoltosi in stato d’assedio, per imporre a tutti i popoli della Turchia la sua dittatura. Come pure chi lotta per una Siria nuova, basata sul federalismo dal basso e hanno respinto l’attacco dei fascisti “islamici” dell’Isis e sono passati a una vittoriosa controffensiva.

Nel momento in cui celebriamo la liberazione dell’Italia dal nazifascismo, il nostro pensiero va anche al Venezuela bolivariano e al presidente Maduro, che ha vinto la sfida delle piazze il 19 aprile con il popolo da un lato che vuole la pace e dall’altro, oltre a una manifestazione dell’opposizione certamente meno numerosa della prima, bande di teppisti che sembrano una caricatura dei peggiori black block nostrani andare all’assalto di ospedali pediatrici e di centri per anziani, cercando in tutti i modi le vittime che, secondo gli oscuri calcoli della parte peggiore della destra venezolana, legittimerebbero il caos e l’intervento militare esterno delle armate di Trump.

Questo nonostante la congiura del silenzio della stampa “libera” e le fake news che essa diffonde a piene mani per avallare l’immagine di un regime repressore. Laddove il vero intento dei nemici della rivoluzione bolivariana è quello di fare terra bruciata, di un tentativo di costruire in America Latina un’alternativa popolare e partecipata al tradizionale dominio delle oligarchie e dell’imperialismo statunitense.

Ricordare il 25 aprile significa anche affermare che oggi la discriminante fra Uomini e no, per riprendere Elio Vittorini, passa anche sulla questione dell’accoglienza e che occorre respingere l’attacco, anche da parte di Di Maio, alle Ong che attuano un essenziale intervento umanitario nel Mediterraneo, risparmiando vite umane. Un compito che evidentemente lo Stato italiano non vuole più svolgere a pieno.

In questo senso, è molto positivo che una parte del popolo francese si sia sottratto al populismo reazionario di Marine Le Pen, votando l’alternativa di sinistra impersonata da Melenchon. Contemporaneamente, centinaia di giovani antifascisti sono scesi in piazza a Parigi per mostrare in modo militante il loro ripudio del Front National.

A 72 anni dalla vittoriosa conclusione della guerra di liberazione contro il nazifascismo, il mondo è tutt’altro che pacificato. Il capitalismo dominante produce miseria, guerra, precarietà e oppressione. L’assenza di una credibile alternativa di sinistra produce nel nostro Paese e altrove fenomeni inquietanti che si chiamano Trump, Salvini, Le Pen, Erdogan, Netanyahu.

La giusta rabbia della gente va invece indirizzata sugli obiettivi giusti, in primo luogo la finanza parassitaria che decide l’agenda e le scelte devastatrici cui assistiamo ogni giorno in tutto il pianeta. Dobbiamo prendere esempio dai partigiani che, in una situazione per molti versi anche peggiore dell’odierna, seppero dare la giusta risposta pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane.

Per tutti questi motivi sarò in piazza domani a Roma con l’Anpi, faro di giustizia e libertà.