Nessun italiano in concorso. Duplicando gli esiti di Cannes 2016, la 70ma edizione del festival più prestigioso del mondo non presenta alcun cineasta tricolore in corsa alla Palma d’oro. Una scelta non commentata da Thierry Fremaux alla conferenza stampa tenuta oggi a Parigi, ma che potrebbe rispondere alle laconiche motivazioni replicate per l’assenza di altre cinematografie, come quella indiana, spagnola e dal Sudamerica: “C’est la situation”, è la situazione. Ciò non significa che manchi il cinema d’Italia tout court sulla Croisette. A fare gli onori di casa sono infatti – per ora – Sergio Castellitto col suo Fortunata e l’esordiente in lungometraggio Annarita Zambrano con Aprés la guerre, entrambi in concorso nella sezione Un Certain Regard. Fortunata vede protagonisti Jasmine Trinca e Stefano Accorsi in una storia della Roma periferica tratta dall’omonimo romanzo di Margaret Mazzantini, moglie di Castellitto, mentre l’opera della romana Zambrano, interpretata fra gli altri da Giuseppe Battiston, è un dramma che rielabora un passato criminale fra ideali politici e rimpianti “storici”.

Oltre il Belpaese, l’offerta sulla Croisette è come di consueto ricca e ibrida, fra autorialità e glamour cinematografici. Fra i più attesi – e certificati dai rumors – i primi due episodi di Twin Peaks 3 in anteprima mondiale rispetto alla programmazione tv americana (e italiana con Sky Atlantic HD) prevista il 21 maggio: il “lynchiano” tappeto rosso si riempirà trionfalmente sia dell’immenso regista americano, dei suoi interpreti e della “nostra” Monica Bellucci già annunciata madrina del Festival. Anche un’altra serie tv acclamata farà capolino a Cannes: si tratta degli episodi iniziali della seconda stagione di Top of the Lake di Jane Campion (codiretta con Arial Kleiman). “Il nostro non è un festival per serie tv, ma siamo felici di ospitarle quando a dirigere sono grandi autori cinematografici” ha specificato il direttore artistico Thierry Fremaux per giustificare la crescente presenza di prodotti seriali televisivi a Cannes come negli altri festival internazionali.

Il cinema, difatti, resta a farla da padrone, come è giusto che sia. E dunque, fra gli abituée sulla Croisette, qualche sorpresa e alcuni debuttanti alla regia anche noti (fra questi Kristen Stewart con il corto Come Swim e Vanessa Redgrave con il documentario Sea Sorrow), ecco annunciarsi l’elenco dei partecipanti alla kermesse suddivisi in 18 concorrenti alla Palma d’oro, 16 in Un Certain Regard e altrettanti fuori concorso spaiati in diverse sezioni. Elemento che pare caratterizzare la 70ma volta di Cannes è il tema politico, certamente fuori dalle sale (la sicurezza sarà più che mai imponente…) ma anche sugli schermi. “Sono gli autori a scegliere di fare film politici, non siamo noi a volere una selezione politica” ha sottolineato Fremaux, ma tant’è che nomi come Vanessa Redgrave, Claude Lanzmann (Napalm), Al Gore a produrre il sequel di An Inconvenient Truth (An Inconvenient Sequel codiretto da Bonni Cohen e Jon Shenk), l’ungherese Kornél Mundruczò (Jupiter’s Moon), il sudcoreano Bong Joon-Ho (Okja, coprodotto con gli Usa e interpretato fra gli altri da Tilda Swinton e Paul Dano) portano sulla Croisette temi scomodi e fortemente politicizzati.

Gli ultimi due artisti citati entrano fra i concorrenti alla Palma d’oro accanto a uno stuolo di colleghi più o meno attesi, ovviamente più o meno “pop” e non scevri da star hollywoodiane: i quattro statunitensi Noah Baumbach (The Meyerowitz Stories, con un cast superstar da Dustin Hoffman, a Ben Stiller, da Adam Sandler a Emma Thompson), Sofia Coppola (The Beguilded, con un trio di all girls Nicole Kidman, Kirsten Dunst, Elle Fanning), Todd Haynes (Wonderstruck, con Julianne Moore e Michelle Williams) e i fratelli Benny & Josh Safdie (Good Time, con Robert Pattinson), i (ben) sei francesi Arnaud Desplechin – che aprirà il Festival con Les Fantomes D’Ismael con Marion Cotillard, Charlotte Gainsbourg, Louis Garrel -, Robin Campillo (120 Battements par minute), Jacques Doillon (Rodin, con Vincent Lindon nei panni del famoso scultore), Michel Hazanavicius (Le Rodoutable, con Louis Garrel, Stacy Martin, Bérénice Bejo), Michael Haneke (austriaco il regista ma di produzione francese è il suo Happy End, con Isabelle Huppert, Jean-Louis Trintignant, Mathieu Kassovitz), François Ozon (L’amant double, con Jérémie Ranier), il tedesco Fatih Akin (Aus dem Nichts, con Diane Kruger), il sudcoreano Hong Sang-soo (Geu-hu), la giapponese Naomi Kawase (Hikari), il greco Yorgos Lanthimos con un film coprodotto da USA, Regno Unito e Irlanda dal titolo The Killing of a Sacred Deer con le star Colin Farrel e Nicole Kidman, l’ucraino Sergei Loznitsa che si è ispirato a un racconto di Dostoyevsky per realizzare A Gentle Creature, la britannica Lynne Ramsay (You Were Never Really Here, con Joaquin Phoenix) e il russo Andrey Zvyagintsev (Loveless).

Tra le righe è facile scorrere Nicole Kidman quale vera “onnipresenza” di Cannes 70 con ben 4 titoli in programma, di cui due concorrenti e due fuori concorso (la serie Top of the Lake e How To Talk to Girls at Parties di John Cameron Mitchell), così come il francese Louis Garrel in ben due opere concorrenti. Il cartellone sulla Croisette si completerà nei prossimi giorni con i programmi delle sezioni collaterali Quinzaine des Realisateurs e Semaine de la Critique.