Le terribili immagini che giungono dalla Siria ci impongono di soffermare l’attenzione sulla cronaca, ma per capirla davvero è opportuno rammentare i fatti, quelli che difficilmente si ascoltano in Tv o si leggono sui principali giornali.

Agli inizi del 2015 gli Usa erano a un passo da una nuova guerra, il nuovo nemico era la Siria di Bashar Al Assad; il pretesto era l’uso mai verificato di armi chimiche di Assad sulla popolazione siriana. La comunità internazionale, in particolare, si è divisa sulle responsabilità del bombardamento di armi chimiche del 21 agosto 2013 a Damasco, con gli Stati Uniti, paesi membri della Nato, Unione europea e Lega Araba da una parte che accusavano il governo Assad e la Russia e l’Iran che lo appoggiavano, accreditando l’ipotesi di un attacco ad opera dei ribelli. Ipotesi confermata dal Massachusetts Institute of Technology, che in un documento accusa gli oppositori del governo di Bashar al-Assad.

Gli Stati Uniti rinunciarono all’attacco per due ragioni: la decisa opposizione di Putin e le interviste di Assad negli Stati Uniti. Le menzogne sulle armi di distruzione di massa mai trovate in Iraq erano ancora calde e l’opinione pubblica difficilmente avrebbe creduto alla medesima bugia. Allora si intensificò la guerra per procura, finanziando i gruppi che si oppongono al presidente siriano. In primis Al Nursa (la al-Qaeda siriana), alla quale, in seguito, dinanzi ai crimini compiuti per poterla sovvenzionare legalmente, fu cambiato il nome in Jabath Fatah al Sam (agosto del 2016). Ad Al Nursa si unì anche il gruppo di guerriglieri dello Stato Islamico dell’Iraq (Isi). Joe Biden, vice presidente di Obama, alla Cnn il 7 ottobre 2014 affermò: “Hanno fatto piovere centinaia di milioni di dollari e decine di migliaia di tonnellate di armi nelle mani di chiunque fosse in grado di combattere contro Assad, peccato che chi ha ricevuto i rifornimenti erano al Nusra, al Qaeda e gli elementi estremisti della Jihad provenienti da altre parti del mondo”.

La ragione della guerra in Siria è da ricercarsi nel rifiuto del 2009 di Assad, mirante a tutelare gli interessi dell’alleato russo, alla proposta da parte del Qatar di far transitare in Siria il suo gasdotto verso la Turchia (Qatar-Turkey pipeline). L’obiettivo era quello di vendere il gas all’Europa. Nonostante l’allergia al concetto di democrazia, l’Arabia Saudita e il Qatar sono fondamentali alleate degli Stati Uniti, questi ultimi auspicavano, tramite il gasdotto, di depauperare l’influenza russa in Europa. Ma Assad non si limitò a non accettare la proposta del Qatar: nel luglio 2011 Siria, Iraq e Iran si accordarono per costruire un gasdotto collegante South Pars in Iran (il più grande giacimento mondiale di gas naturale), alla Siria e dunque al Mediterraneo (Islamic pipeline). In nome di questi rapporti di forza e del relativo controllo delle vie del gas, il popolo siriano è stato sterminato (circa 400.000 morti) e oggi, coloro che scappano dall’orrore, giungono in un’Europa sempre più razzista o falsamente buona per accaparrarsi il business dell’accoglienza.

Come si è domandato a Roma il 4 ottobre del 2016 l’arcivescovo di Aleppo Joseph Tobji in una relazione alla Camera dei Deputati: “Con quale diritto? Con quale autorità e quali sono state le alternative a Saddam in Iraq, Gheddafi in Libia e l’alternativa in Afghanistan? I media calpestano la verità e sono parziali. Per far smettere la guerra servono due cose: stop alla vendita di armi e bloccare il flusso di terroristi via Turchia e Giordania. Le sanzioni economiche  sono peggiori delle bombe, perché fanno male a semplici cittadini. Sono immorali e ingiuste. Gli Stati Uniti sbagliano o agiscono con volontà? Con la guerra ci si guadagna due volte: si vendono armi e poi c’è la ricostruzione”.

Assad per la Siria, Gheddafi per la Libia, Saddam per l’Iraq e Milosevic per l’ex Jugoslavia erano tutti perni, anche se opinabili, che tenevano unite le varie espressioni politiche e religiose presenti nei propri paesi. Dopo di loro, gli equilibri sono venuti meno e bande rivali si combattono in una totale anomia, una condizione che è auspicata dai responsabili delle fratture sociali perché uno Stato diviso è più facilmente controllabile. Su ciò che sta accadendo in Medio Oriente, la fabbrica delle menzogne è sempre in funzione, da anni produce falsità che richiede tempo raccontare.

L’Occidente (Stati Uniti in particolare) deve rinunciare ad intromettersi in Paesi sovrani e usare ideali di facciata come “democrazia” e “libertà” per scatenare guerre in nome del petrolio (Iraq, Libia), gas (Afghanistan, Siria) e droga (Afghanistan). I dittatori, (e anche i finti governi democratici) spetta solo ai popoli sovrani destituirli.